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FINANZA/ 1. Bertone: il "piano" di Draghi per l’ora X dell’Europa

Mario Draghi e Angela Merkel (Infophoto) Mario Draghi e Angela Merkel (Infophoto)

L’esperienza ci insegna che la Germania, assai rigida nel tutelare il dogma politico dell’austerità, è assai più flessibile quando si tratta di allentare le briglie alla banca centrale in occasione delle emergenze. Il risultato? Probabile qualche manovra straordinaria di QE all’europea e un tacito assenso alla ritirata dell’euro nei confronti del dollaro, una circostanza che non piace agli Usa che già fanno intravvedere una nuova misura d’espansione monetaria per l’estate. Ma nemmeno al Regno Unito: la svalutazione dell’euro rischia di essere un tiro mancino all’Inghilterra che, zitta zitta, sta per trasformarsi in uno degli opifici più convenienti d’Europa al punto che Ellesmere, nel Regno Unito, ha strappato la produzione dell’Opel Astra agli stabilimenti tedeschi. Uno sfregio che in anno elettorale pesa alla Merkel più della vittoria del Chelsea a Monaco di Baviera.

Questo promette di essere il futuro prossimo, a meno che il collasso della Grecia non costringa i governi a dotare l’Ue e la Bce di poteri straordinari. Ovvero, portare sotto l’ombrello della garanzia europea tutti i depositi bancari, cosa possibile solo se i governi affideranno la vigilanza sul credito a un’istituzione monetaria in stretto contatto con la Banca centrale. Un sacrificio che nessun politico, al di là delle chiacchiere, si sente di compiere. Ma che è senz’altro necessario, se si vuol fare un effettivo passo in avanti sulla strada delle riforme e cancellare quel sottoutilizzo dei giovani che, “oltre a ferire l’equità, costituisce uno spreco che non possiamo permetterci”.

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