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FINANZA/ Agli Europei l’Ucraina ha già perso (6 miliardi…)

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I conti, poi, appaiono nebulosi. Se infatti dalle casse statali sono usciti per gli Europei 6,6 miliardi di dollari, il conto sale a 13,4 miliardi includendo il contributo di aziende di Stato e investitori privati. Senza troppi giri di parole, Erik Nayman della Capital Times, sempre interpellato dalla Reuters, ha dichiarato che «il contributo statale agli Europei andrà a incidere sul debito e si trasformerà in un costo che i contribuenti ucraini dovranno pagare per molti anni». Analisti alla già citata Da Vinci AG prevedono che le perdite finanziarie generate dall’organizzazione del torneo saranno in totale tra i 6 e gli 8 miliardi di dollari, a fronte di un ingresso di capitali esteri nel Paese che la Banca nazionale di Ucraina valuta di 1 miliardo di dollari per hotel, ristoranti e souvenir: la stessa Da Vinci AG valuta quel numero sovrastimato e parla al massimo di 800 milioni.

E se le autorità ucraine fanno spallucce, ricordando come molte opere in preparazione sarebbero state comunque necessarie per il Paese - vedi infrastrutture per i trasporti e aeroporti di livello internazionale -, per Alexander Valchishen della Investment Capital Ukraine, «non c’è affatto una correlazione così diretta, gli investimenti esteri diretti aumentano soltanto se si migliora il clima per chi deve investire, ad esempio garantendo meno burocrazia». E ancora: «Nonostante anni di preparazione, non è stata affatto creata una decente rete infrastrutturale e di facilities per i turisti, affinché questi tornino ancora in Ucraina per le vacanze. A Kiev possono scordarsi un aumento netto dell’afflusso di cittadini occidentali in futuro».

I numeri, poi, parlano da soli: gli investimenti esteri l’anno scorso erano in discesa a 4,6 miliardi di dollari, dai 4,7 del 2010 e dagli 8 del 2005, quando si affacciò alla platea occidentale la cosiddetta “rivoluzione arancione”. Di più, sempre alla Capital Times fanno notare che questi Europei si sostanzieranno in un ulteriore carico di debito sul budget, visto che «assumendo un 12% di interesse annuo, significa che 10 miliardi di grivnie (circa 800 milioni di euro) del budget nazionale ogni anno andranno solo per pagare gli interessi. Detto questo, restano poi le necessità di rifinanziare il debito. A oggi, circa metà del debito corrente interno emesso in bonds - qualcosa tra gli 80 e i 90 miliardi di grivnie - può essere collegato alla spesa governativa per Euro 2012».

Unite questa situazione alle decisamente poco rosee prospettive di finanziamento sui mercati di capitale e capite che il rischio immediato è quello di una pericolosa instabilità della grivnia, con speculazioni sempre più probabili. Per finire, poi, l’Ucraina potrebbe precipitare nel caos a causa del prosciugamento delle riserve in valuta estera, letteralmente crollate a inizio marzo a soli 31 miliardi di dollari, denaro sufficiente a finanziare l’importazione di beni e servizi per soli tre mesi e mezzo, ovvero proprio il periodo di inizio degli Europei.

Il problema è che con il prezzo dell’acciaio, la voce primaria su cui si basa l’economia del Paese, che continua a scendere e quello del gas da importare che continua a salire, entro poche settimane - senza un aiuto esterno, già negato dall’Fmi - la situazione potrebbe andare del tutto fuori controllo. Buoni Europei a tutti.



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