BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Da Barcellona a Parigi, una miccia pronta a far saltare l’Europa

Pubblicazione:giovedì 3 maggio 2012

Foto: Infophoto Foto: Infophoto

Insomma, la riunione di Barcellona si apre in un clima incandescente. Le armi a disposizione della Bce, in assenza di scelte politiche “forti” sono limitate. Difficile un calo dei tassi, visto il livello dei prezzi dell’energia. Quasi impensabile la ripresa di operazioni non convenzionali, tipo l’acquisto di asset. Gli effetti dei prestiti di Draghi, pur così utili nel breve, oggi, in assenza di mosse politiche di rilievo, rischiano di rivelarsi dei “semplici palliativi”, nota l’ex segretario al Tesoro Usa Lawrence Summers. “La ricetta europea - scrive sul Financial Times - scambia le cause con gli effetti. L’Europa, con l’eccezione della Grecia che pesa per il 2%, non paga un eccesso di spesa o di dissipazione: Spagna e Irlanda cinque anni fa avevano numeri migliori della Germania, l’Italia ha un debito pesante ma ottimi fondamentali sul deficit. La crisi nasce dal terremoto della finanza internazionale che ha sconquassato le finanze nazionali. Non viceversa”.

Per questo l’austerità rischia di aggravare i problemi. “Per carità, l’intervento sulle pensioni o sulla burocrazia o regole più flessibili sul lavoro - continua l’economista - sono ottime cose, che produrranno effetti nel tempo. Ma ora bisogna intervenire sulle cause, non sui sintomi, Altrimenti, come sa ogni buon medico, il malato peggiora”. Di qui il suggerimento di mettere a disposizione i “tesoretti nazionali” a suo tempo affidati alla Bce per dar vita a un vero piano espansivo. Parole del genere, solo pochi mesi, avrebbero suscitato reazioni stizzite a Berlino o a Parigi. Ma il clima è cambiato, come dimostra l’accoglienza attenta alla Bundesbank di uno degli economisti “eretici” più noti: il chief strategist di Nomura, il taiwanese Stephen Koo, che ha studiato a fondo la crisi giapponese.

In questi casi di recessione, ha detto ospite della banca centrale di Francoforte, le recessioni del nostro tempo, ha detto, non bastano i tassi bassi o nuovo credito che tanto non verrà usato. O le riforme strutturali che accresscono sì la competitività, ma richiedono anni per produrre i primi effetti. Perciò, l’unica strada sensata è una politica fiscale espansiva. L’esatto opposto di quanto è stato fatto nel Vecchio Continente.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >