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FINANZA/ Da Barcellona a Parigi, una miccia pronta a far saltare l’Europa

Pubblicazione:giovedì 3 maggio 2012

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Eppure, va riconosciuto, l’Europa non è rimasta ferma: Atene ha evitato il default; Draghi ha messo sul piatto mille miliardi di prestiti a costo quasi zero per le banche, azzerando il rischio della mancanza di liquidità; è stato ratificato il Fiscal Compact; sono state aumentate le dotazioni comunitarie in materia anticrisi, sommando i mezzi dell’Efsf a quelli dell’Esm. Infine, proprio alla vigilia del vertice in terra di Catalogna, l’Unione europea sta raggiungendo un compromesso sull’applicazione di Basilea 3, a proposito del capitale necessario per le banche.

Già il solito compromesso che salvaguarda le banche tedesche e francesi (in difficoltà con criteri più severi) dalla concorrenza altrui anche a costo di “annacquare” l’accordo già siglato presso la Bri. Ma tutto questo, che forse poteva essere sufficiente un paio d’anni fa quando nemmeno il critico più feroce avrebbe scommesso sul rischio della frattura dell’Unione europea (non solo o non necessariamente dell’euro), oggi rischia di non bastare più.

È l’opinione che si fa strada in Usa, ma anche in Cina a giudicare dall’appello lanciato da Li Kequiang, prossimo leader del Drago. Per questo molti guardano con attenzione alle prossime elezioni francesi come alla miccia che può far saltare il castello di carte montato con tanta fatica da frau Merkel e Nicolas Sarkozy. Un castello che forse oggi vacillerà sotto i fischi di Barcellona.



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