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GEOFINANZA/ Il “trucco” che può salvare la Spagna

Il mondo, spiega MAURO BOTTARELLI, sta bruscamente risvegliandosi di fronte alla situazione spagnola, che si va sempre più aggravandosi, come mostrano gli ultimi accadimenti

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Finalmente una bella notizia: la massa monetaria M3 della zona euro a marzo ha visto una crescita del 3,2%, dopo il +2,8% del mese precedente. Lo comunica la Bce, precisando che la media trimestrale è stata pari al 2,8%. Il problema, però, è che qualcosa non torna: contemporaneamente, infatti, si è registrato un rallentamento dei prestiti al settore privato, visto che a marzo si è avuto un aumento dello 0,6% su anno dopo il +0,8% precedente. Questo nonostante i 1000 miliardi delle aste Ltro: le quali si stanno cominciando a dare risultati, mettendo in circolo massa monetaria, ma non riescono a incanalare quei soldi verso chi ne ha bisogno e verso l’economia reale.

Per capire il perché di questo cortocircuito, basta dare un’occhiata ai depositi overnight presso la Bce, saliti da un giorno con l’altro di 2,2 miliardi di euro (18 miliardi dalla settimana precedente) alla quota quasi record di 793,6, secondo risultato dopo gli 816 miliardi di euro dello scorso 13 marzo. E chi deposita così tanti soldi all’Eurotower? Forse le banche italiane e spagnole, quelle che più hanno usufruito delle due aste Ltro? No, tedeschi e olandesi, i quali non hanno la minima intenzione di acquistare debito sovrano o, tantomeno, di immettere liquidità nel mercato interbancario. Le banche italiane e spagnole, invece, sono quelle che depositano meno, semplicemente perché sono quelle che stanno continuando ad acquistare bonds sovrani dei loro paesi a spron battuto, come l’abbassamento dello spread registrato lunedì, nonostante i brutti risultati della Borsa e i dati macro Ue e Usa e l’innalzamento non stellare di ieri, nonostante i dati terrificanti dell’Istat sulla disoccupazione, hanno testimoniato. Insomma, le banche italiane e iberiche stanno monetizzando i loro bonds sovrani per renderli più appetibili, a livello di differenziale, sul mercato secondario.

Un altro cortocircuito, Germania e Olanda sono depositanti netti e Italia e Spagna sono prestatori netti. Ecco il grande fallimento insito nell’operazione Ltro: il credito alle aziende non finanziarie è sceso di 5,5 miliardi di euro, mentre quello ai cittadini è sì cresciuto, ma solo di 6,1 miliardi di euro, rispetto ai 17 miliardi di media storica. Insomma, la liquidità della Bce non sta garantendo un rimbalzo nelle dinamiche di prestito all’economia reale. Ovviamente a pesare sono anche le necessità di aumento delle ratio di capitale delle banche europee in ossequio al diktat-killer dell’Eba e la debole domanda di prestiti in sé, ma se non si sblocca questo meccanismo, i guai rischiano di diventare seri in tempi brevi.

Per due motivi, anzi due numeri che sono già un mantra nelle sale trading. Prima di questo, però, un dato: in seguito al downgrade sul debito sovrano della Spagna dello scorso 26 aprile, l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha abbassato il rating di dieci banche spagnole. Tra gli istituti di credito declassati figurano le due grandi Santander (a A- da A+) e Bbva (a BBB da A), ma anche le due controllate di Santander, Banesto e Santander Consumer Finance, mentre è rimasto invariato il merito di credito dell’altra sussidiaria Santander Totta. Le altre banche colpite dal taglio del rating sono Sabadell, Barclays Ibercaja, Banca Civica, Kutxabank e Bankinter. Detto questo, veniamo ai due numeri magici, che sono rispettivamente 5 e 10. Per l’esattezza, 5% e 10%.