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GEOFINANZA/ Il “trucco” che può salvare la Spagna

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Divenendo in questo modo quei prestiti scaricati nel Spv delle contingent liabilities, non saranno infatti più conteggiati non solo nei debiti delle banche, ma nemmeno in quello sovrano iberico: semplicemente spariranno nell’iperuranio dell’ingegneria finanziaria, diventeranno liabilities-zombie che non saranno più obbligazioni di nessuno e non conteranno più. Sparite, magicamente! Vi viene da ridere? Meglio di no, quando si arriva a questi punti vuol dire che si è con l’acqua alla gola. Letteralmente.

 

P.S. Non ci credete? Al netto dei tonfi borsistici di Milano e Madrid, altri due dati sembrano parlare molto chiaro. L’indice Pmi manifatturiero dell’Eurozona ad aprile è sceso ai minimi dal giugno 2009. L’indice, calcolato da Markit, arretra a 45,9 punti, meno dei 46 punti delle rilevazioni flash. A marzo era a 47,7 punti, comunque al di sotto dei 50 punti che demarcano il confine tra una fase espansiva e una contrazione dell’economia. L’indice Pmi della Germania è a 46,2 punti, il minimo dal giugno 2009, contro i 46,3 punti della stima flash. In Francia si assesta a 46,9 punti, contro i 46,7 punti della stima flash e in Italia crolla dai 47,9 punti di marzo a 43,8 punti, soprattutto a causa dello scivolone dei nuovi ordini, che calano da 45,7 a 39,2 punti.

Tre ore dopo la pubblicazione di questo dato, ecco che un flash d’agenzia ci ragguaglia sul fatto che i rendimenti dei titoli tedeschi a due, cinque, dieci e 30 anni sono precipitati ai minimi storici. Il tasso sul Bund decennale scende all’1,628%, quello sul quinquennale allo 0,578%, quello sul titolo a due anni cala allo 0,074% e quello sul trentennale al 2,331%. Questo, nonostante il peggiore dato Pmi tedesco da 33 mesi a questa parte: la Germania è comunque forte? No, il resto d’Europa è semplicemente a pezzi.



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