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SPENDING REVIEW/ Dove ci porteranno Bondi, Giavazzi e Amato?

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Francesco Giavazzi (Infophoto)  Francesco Giavazzi (Infophoto)

Giavazzi dovrebbe adesso occuparsi come consigliere tecnico del “governo dei tecnici” degli aiuti alle imprese. Nel fargli gli auguri, vorremmo ricordagli che l'ossatura del sistema produttivo italiano è quella delle piccole e medie imprese che fanno un valore aggiunto pari al 53%. Vanno salvate soprattutto queste, che in genere non si occupano di finanza, ma di innovazione, di processo e di prodotto. Queste imprese hanno una capacità incredibile sul mercato globale e questo Stato non ha mai fatto nulla per loro.

Infine il “dottor sottile”, Giuliano Amato, ex psiuppino (cioè appartenente a quel partito che giudicava il revisionista comunista Giorgio Amendola un pasticcione pericoloso, quello stesso partito che approvò l'invasione dell'Urss in Cecoslovacchia), poi approdato al craxismo, come “folgorato” dalla personalità di Bettino Craxi. Il leader socialista affidava ad Amato compiti soprattutto tecnici e amministrativi. Non dava l'impressione di attribuire ad Amato grandi visioni politiche. In tutti i casi, Amato se la è sfangata bene. Pur commettendo qualche errore. C'è chi si ricorda la famosa manovra “mostruosa”, quando si rapinarono di notte i conti correnti degli italiani. Era come al solito un'emergenza, s'intende. Ma c'è chi si ricorda lo “scioglimento” di un Ente come l'Efim, dove Amato fu attaccato da tutti, persino dalla sua amata stampa anglosassone e poi criticato duramente, nel computo complessivo della stagione delle privatizzazioni all'italiana. Il professor Francesco Forte è ancora oggi stressato perché ha cercato per anni di spiegargli che “l'alta velocità” non è un costo. Sembra che alla fine anche Amato l'abbia capito. 

Amato sarà consigliere tecnico sui fondi ai partiti. Troverà delle soluzioni, certamente. Ha una capacità camaleontica che potrebbe adattarsi anche alla settima repubblica italiana. C'è solo un lato debole, quel suo camaleontismo ricorda un po' troppo quello (fatte le debite distinzioni) di Joseph Fouché, che amava dire: “C'è un'aria di coltelli”.

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COMMENTI
05/05/2012 - Spending Review (Bieta Elsa)

... I tre Supertecnici, in particolare Bondi e Giavazzi, dovrebbero agire come se ad essere risanata dovesse essere una loro azienda... Tutti ci auguriamo che la loro azione operi al meglio: se così non dovesse essere, risulterà che i sacrifici degli Italiani finiranno come sempre a riempire la solita vasca irrimediabilmente senza tappo.

 
03/05/2012 - La situazione è grave ma non è seria? (Carlo Cerofolini)

Se il governo dei "tecnici" ha bisogno di questi super (?) "tecnici" - con questo excursus, a cui, se non erro, si deve aggiungere il fatto che le imprese risanate da Bondi: Parmalat e Montedison, con la prima con 1,4 Miliardi in cassa, poi finita ai francesi di Lactalis, società non quotata in borsa, e la seconda in mano a Edf, sempre francese - per poi racimolare al massimo circa 4 miliardi su olre 700 miliardi di spesa pubblica, è azzardato dire che la situazione è grave ma non è seria, come avrebbe affermato Flaiano?

 
03/05/2012 - I tecnici del Governo tecnico (Vulzio Abramo Prati)

Nella mia ingenuità razionalista mai avrei pensato che dei tecnici, nominati appunto per le loro competenze specifiche, avessero bisogno dell'ulteriore supporto di altri tecnici, evidentemente sbagliavo! Indubbiamente brave persone, come dice l'autore, ma chiedo: Giuliano Amato nel PSIUP nel 1979, eletto alla Camera 30 anni fa (1983), più volte Primo Ministro e Ministro, è un tecnico o un politico, perchè in questo caso si dovrebbe parlare di un "politico del Governo tecnico"! A proposito lo ricordo anche più craxiano di Craxi e poi, ai tempi di tangentopoli, dire che non sapeva nulla del finanziamento illecito al PSI. Io posso anche credergli ma allora è la persona giusta per consigliare sul finanziamento ai partiti? Guardando poi all'aspetto anagrafico, anche in relazione a un Governo con un'età media tra le più elevate della storia, abbiamo Bondi, classe 1934, Amato, classe 1938. A questo punto non vorrei che l'ottimo economista Giavazzi, classe 1949, venisse dagli altri tecnici considerato un "giovane apprendista"! E poi ci lamentiamo che non si dà spazio ai giovani competenti?