Economia e Finanza
giovedì 3 maggio 2012
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SPENDING REVIEW: I TAGLI DELLE PROVINCE E IL REFERENDUM IN SARDEGNA Che sia la volta buona? La spending review e i tre supertecnici (Bondi, Amato e Giavazzi) chiamati per amministrarla, sono l’ennesimo tentativo del governo di ossequiare, prevalentemente, le richieste europee. Tra le ultimissime indicazioni da parte della Bce, in particolare, vi è quella di tagliare, e al più presto, le Province. Nel frattempo, in Sardegna, si è prodotto un fenomeno tanto inedito quanto virtuoso. Domenica 6 maggio la Regione voterà 10 referendum contro i costi della politica. Promossi dal Movimento Referendario Sardo (l’IdV, La Base Sardegna e Riformatori Sardi di Mario Segni) sostenuto dal governatore Ugo Cappellacci, quattro di questi, con potere abrogativo, chiedono di abolire le province istituite nel 1997 di Medio Campidano, Carbonia-Iglesias, Ogliastra e Olbia-Tempio. Altri quattro (questa volta consultivi) chiedono di abolire le quattro province storiche di Cagliari, Sassari, Oristano e Nuoro. «Si tratta di un segnale politico, di per sé, molto importante. Resta da vedere se, effettivamente, avranno esito positivo o meno», afferma raggiunto da ilSussidiario.net Carlo Buratti, professore di Scienza delle finanze presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Padova. Il quale, nel merito, aggiunge: «L’abolizione delle Province è ragionevole laddove siano di dimensioni estremamente ridotte; le stesse che, del resto, è stato estremamente irragionevole aver deciso di creare». Oltretutto, senza che i vantaggi per i cittadini siano mai stati particolarmente evidenti. «Gran parte delle esigenze di avere distaccamenti territoriali, attribuibili tipicamente alle Province, di uffici afferenti ad alcuni organi dello Stato (come la Banca d’Italia o il Tesoro) sono state superate dai nuovi strumenti informatici. I titoli di Stato, per fare un esempio, sono stati smaterializzati».
Le conseguenze del ragionamento sono manifeste: «L’istituzione di una nuova Provincia, per lo più, ha sempre rappresentato un accentramento di potere a vantaggio della politica locale». Contestualmente, non sembra che, in linea generale, la loro abolizione rappresenti un svolta così epocale. «Certo, alcuni costi della politica legati al consiglio provinciale e alla giunta sarebbero aboliti; ma tutto il personale non si può certo licenziare, nonostante l’ipotesi avanzata da Monti che non credo si concretizzerà mai». Il risparmio monetario, d’altronde, è piuttosto contenuto.«Non ammonterebbe a più di 200-250milioni». Da dove proviene, quindi, l’insistenza della Bce? «Probabilmente, è anch’essa vittima di qualche “dogma”».
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