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FINANZA/ Anche Draghi "boccia" Monti e i suoi tecnici?

Mario Draghi ha spiegato ieri a Barcellona che occorrono tagli alla spesa senza aumentare le tasse: un riferimento indiretto, spiega FRANCESCO FORTE, a quel che sta avvenendo in Italia

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Come può diventare utile la nomina dei tre “tecnici” fatta dal “governo dei tecnici”? Dietro a questo fatto si è un po’ ironizzato, si è discusso e anche polemizzato. Ma probabilmente in pochi riescono a vedere quali sono i reali obiettivi di questo governo. In questi giorni si parla a dismisura di revisione della spesa dello Stato, di “quindici giorni di ricognizione” del “tagliatore” Enrico Bondi sui capitoli di spesa. Poi c’è Francesco Giavazzi, che darà i suoi consigli sui sussidi alle imprese, e Giuliano Amato, che dovrebbe stabilire i fondi destinati alla politica.

Ma intanto, in questa sarabanda di nomine, proposte e consigli, arrivano sul governo non solo le critiche di cittadini esasperati dalla pressione fiscale diventata intollerabile, ma anche quelle velate del Presidente della Bce, Mario Draghi, che, dopo aver spiegato che il Paese è stato indirizzato sulla strada giusta, che alla fine anche le banche garantiranno credito, non si può andare avanti con nuove altre tasse. Lo stesso fondo di ieri su Il Corriere della Sera, firmato da Giavazzi e Alberto Alesina, spiega che “la spending review, e cioè l’analisi e revisione della spesa pubblica, ha partorito un topolino”. Si è arrivati al massimo: alcuni tecnici danno consigli ad altri tecnici, evidentemente su scelte tecniche sbagliate.

Il professor Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze, su tutta questa vicenda della spending review ha idee piuttosto chiare: «Stanno facendo degli errori. Lo si può vedere nello stesso decreto del ministro Elsa Fornero. Probabilmente anche Mario Draghi si è  accorto che il governo sta sbagliando e quindi, con le dovute maniere, lo fa notare. Ma il problema non è questo».

 

Qual è allora?

 

È che stanno girando intorno alla questione, al vero problema Con tutto il rispetto per un uomo come Enrico Bondi, che è probabilmente bravissimo, la spendig review ha un senso se si fanno delle scelte politiche. L’ammontare della spesa, le inefficienze si possono già vedere facilmente, ma posso assicurare che qualsiasi funzionario della Ragioneria dello Stato può indicare dove sono i capitoli di spesa che possono essere rivisti. Il problema è essenzialmente politico: si vuole rivederli questi capitoli di spesa o no? Si vuole scegliere di eliminare le Province o no? Si possono fare gli elenchi delle imprese, soprattutto quelle degli enti locali, che vengono sovvenzionate o no? Sono ben 60 i miliardi di trasferimenti alle imprese. E quindi si può decidere di tagliare queste sovvenzioni. Ma il nodo della questione, ripeto, non è di natura tecnica, ma di volontà politica.

 

Secondo lei, questo governo non ha quindi la volontà politica di arrivare a un’autentica revisione della spesa?