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GEOFINANZA/ Italia-Europa, prove generali di divorzio?

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Perché anche l’Italia ha commesso errori (e per elencarli servirebbe un articolo a parte) e perché, sbagli o non sbagli, l’Unione europea non vive su Marte e non è neppure l’unico attore economico del pianeta Terra. A interagire col mercato unico europeo ci sono le agguerrite economie dei paesi emergenti, c’è il colosso cinese, ci sono l’industria nipponica e l’economia a stelle e strisce. E per questa sua diversità, l’Italia mette spesso sui tavoli di Bruxelles problemi che, quando non contrastano direttamente con gli interessi degli altri membri, restano tutt’al più inascoltati. È successo in passato per le regole bancarie di Basilea (che penalizzano le Pmi), per le contraffazioni cinesi dei grandi marchi italiani e più di recente per quegli eurobond che il governo di Berlino vede come un diretto concorrente del Bund.

In questo clima non proprio idilliaco torna con forza la domanda iniziale: ha ancora senso cercare soluzioni comuni? In ambito economico, la questione spinosa della specializzazione ci dona due elementi per tentare una risposta. Primo, i cambiamenti in atto sono grandi, riguardano il lavoro di quasi 300 milioni di persone e non sono privi di contrasti. Secondo, la specializzazione è un compromesso che ha portato insieme economie, e quindi persone, che arrivavano da lontano, non solo geograficamente. È un equilibrio che, dati alla mano, ha permesso all’Unione europea di muovere con realismo i primi passi e tentare una risposta a sfide di dimensione ormai globale.

Se il primo elemento prevarrà sul secondo, le differenze nazionali appariranno insormontabili e la tentazione sarà di smontare tutto. Se, invece, in questi tentativi si vedranno i semi di un progetto comune, allora l’Ue potrà ripartire e varrà la pena di faticare - e battersi - per migliorarla.

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COMMENTI
09/05/2012 - considerazioni forse banali ma in cerca di rispost (francesco taddei)

vorrei segnalare due cause della specificità italiana: 1)mancanza di visione del futuro e quindi programmazione politico-economica 2)inesistente peso nelle relazioni/decisioni della UE infine una domanda: è forse un'empità dire che se per decidere qualcosa contano solo 2 o 3 tre su 27 paesi forse l'europa va ripensata?