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FINANZA/ Bertone: le due ultime carte per salvare Europa e Italia

Pubblicazione:venerdì 1 giugno 2012 - Ultimo aggiornamento:venerdì 1 giugno 2012, 9.07

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Insomma, a cinque anni dallo scoppio della crisi dei subprime, i governi si sono limitati a dare qualche scappellotto ai banchieri di casa, ma hanno evitato, finché è stato possibile, di portare avanti una seria azione all’insegna della trasparenza. Ciascuno ha difeso gelosamente l’orticello di casa senza avviare una seria analisi della crisi. Le Vigilanze nazionali, con l’eccezione della Banca d’Italia e pochi altri istituti virtuosi, hanno messo i bastoni tra le ruote a ogni seria politica comunitaria in materia di credito. Ora, sotto l’incalzare della paura, le cose potrebbero cambiare: Vigilanza unica in cambio della garanzia sui depositi (offerta dalla Bce, mica da Berlino).

Accetterà la signora Merkel? Va rilevato che finora non è venuto alcun veto in questo senso dalla Bundesbank, a differenza di quanto successo per gli eurobond. Oppure frau Merkel potrebbe ritirar fuori dal cassetto la proposta del fondo europeo di ammortamento del debito avanzata proprio da economisti tedeschi pochi mesi fa e gradita ai socialdemocratici: tutto il debito oltre il 60% del Pil dei vari paesi sarebbe messo in comune a fronte di garanzie reali dei debitori (oro, aziende pubbliche, beni immobiliari). Oppure si potrà/dovrà inventare qualcos’altro. Ma qualcosa in grado di convincere i mercati che, qualunque sia la sorte di Atene, l’Europa andrà avanti, ci vuole.

Altrimenti , il peso dei debiti sulla diga di Madrid e Barcellona si abbatterà sull’intera Europa. A partire dall’Italia. E pensare che solo poche settimane fa c’era chi voleva impegnare l’Italia nell’organizzazione delle Olimpiadi, basandosi sul modello di Barcellona o della Coppa America di Valencia, compresi i palazzi di Calatrava. Roba che in parte dovremo accollarci tutti noi, contribuenti d’Europa. Al pari degli ingaggi di Cristiano Ronaldo o di Leo Messi, punte di diamante di club gestiti da imprenditori beneficiati dalla bolla e che campano sui debiti, a differenza dei tedeschi, magari antipatici, ma da ammirare e imitare.



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