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Economia e Finanza

GENERALI/ Cosa c’è dietro la sfiducia a Perissinotto?

Giovanni Perissinoto (Infophoto)Giovanni Perissinoto (Infophoto)

La sensazione è che a Trieste stia andando in scena una riunione “sanguinosa”, in versione di grottesca sceneggiata, tra una compagnia di “finanzieri-pisquani”, replica provinciale dei “grandi pisquani mondiali”, che si scaricano colpe l’uno contro l’altro per una serie, un groviglio di affari mal gestito, contrassegnato da un’avidità paracomica, da nessun reale progetto industriale, sempre improntati alla creazione di “valore”. La “congregazione degli adepti alla creazione di valore” è lunghissima e rimarrà nella storia per i danni che è riuscita a fare. Ufficialmente, ad esempio, Maranghi venne dimissionato perché “non faceva valore”, anche se Mediobanca era l’unica banca che era veramente in salute all’inizio degli anni Duemila.

In tutti i casi, ritornando al contenzioso di Generali, i capitoli di contrasto sono molti. Si può farne un breve elenco: la famosa “put” con joint venture di Generali con il finanziere ceco Petr Kellner, neppure portata in consiglio d’amministrazione e concepita nello studio di un giovane avvocato padovano, che ha fatto una carriera prestigiosa, essendo oggi il responsabile legale del Leone triestino; la partecipazione in Telecom, vista come il fumo negli occhi da Del Vecchio, con il successivo ingresso in Telco; poi, sul conto di Mediobanca, il salvataggio Fonsai e l’operazione con Unipol spalleggiata da piazzetta Cuccia; infine, che cosa dire dell’operazione Parmalat, con la francese Lactalis finanziata direttamente da Mediobanca, nel suo ufficio parigino, per mere questioni di bottega, con trecento milioni di euro, che ha vanificato il lavoro fatto da Enrico Bondi?

Non dimentichiamo infine una serie di ricambi presidenziali: ci volle quasi l’esercito per dimissionare l’ultraottuagenrario Antoine Bernheim; l’anno scorso il siluramento di Cesare Geronzi e l’arrivo dell’impareggiabile “foglia di fico” di tutte le stagioni, Gabriele Galateri di Genola. Insomma, una serie di partite aperte, anche di carattere personale, di conti da regolare in una generale depressione che investe l’economia per i danni fatti dalla finanza, e che alla fine pagano regolarmente i cittadini, attraverso l’azione dell’ormai noto “governo dei tecnici”.

In fondo anche questa sceneggiata colossale, tra i big della finanza italiana ed europea, ci fa capire la differenza tra altri tempi e quelli in cui viviamo. Se durante uno dei tanti affari Montedison, Enrico Cuccia e Mario Schimberni furono fisicamente divisi, perché, anche se ultrassettantenni, stavano venendo alle mani, ci si trovava di fronte a uno scontro tra due forze. Al momento, in Generali sta andando in scena una sorta di “Baruffe chiozzotte”, con due debolezze al centro del quadrato, sia Perissinotto che Nagel.

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COMMENTI
02/06/2012 - Cecco Beppe (federico Rufolo)

Non intendo entrare nel merito tecnico-finanziario dell'articolo(anche se sarei tentato di farlo avendo un piccolo pacchetto di Generali in carico a 18 euro), soffermandomi piuttosto sull' ameno incipit del giornalista che disinvoltamente afferma che a Trieste "la festa della repubblica non è stata mai forse molto amata e c'è chi festeggia di più annualmente il vecchio imperatore asburgico francesco giuseppe".I "ragazzi del 99", non solo quelli italiani, sono ormai passati da tempo a miglior vita e a trieste sopravvivono - con il tipico spirito allegro dei triestini - memorie più folcloristiche che altro,ben riconoscendo comunque i pregi dell'illumunata e corretta amministrazione austriaca, ancor oggi per molti aspetti insuperata.