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FINANZA/ Borghi: per non finire come la Spagna dobbiamo uscire dall'euro

Pubblicazione:domenica 10 giugno 2012 - Ultimo aggiornamento:lunedì 11 giugno 2012, 9.01

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Se contribuiremo a salvarli, visto che i fondi europei sono anche soldi nostri, indeboliremo ulteriormente la nostra situazione finanziaria in una situazione in cui non possiamo permettercelo. Se, invece, il sistema salta, l’investitore o il correntista penseranno che nulla può escludere che la stessa cosa possa capitare alla banche italiane. E nessuno potrà fermarli dal riversare i propri capitali altrove.

Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha dipinto uno scenario a tinte fosche. Ha fatto presente che non siamo ancora fuori dalla crisi, ha parlato della necessità di varare le riforme e ha aggiunto: «Preservare e sostenere la responsabilità  fiscale è essenziale anche a costo di difficoltà di breve termine».

Mi pare evidente che il problema fondamentale non dipenda dai minori introiti fiscali, ma da una perdita di competitività assoluta della nostra industria e della nostra impresa. Derivante, prevalentemente, dal mantenere una situazione di cambio insostenibile. Ci siamo agganciati, infatti, a valute molto più forti della lira.

Il ministro Corrado Passera è convinto che il suo Decreto Sviluppo migliorerà la situazione. Per questo, dopo mesi che è slittato, ha detto che, perché venga emanato al più presto ci «metterà la faccia».

Mi pare che contenga misure decisamente modeste e poco efficaci. Quando si è in recessione, l’unico modo per tornare ad essere competitivi è la svalutazione.

Però c’è l’euro…

Esatto, con l’euro non si può svalutare. E allora, la soluzione ideale sarebbe proprio abbandonare la divisa unica. L’alternativa, da manuale, è aumentare la spesa pubblica e tagliare le tasse. Non è esattamente quello che sta facendo questo governo. 

 

(Paolo Nessi)



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COMMENTI
12/06/2012 - Svalutazione improponibile (MAURIZIO BORGHI)

Perdonatemi ma non riesco proprio a capire come possa essere una soluzione accettabile per le famiglie e i lavoratori l'uscita dall'euro con conseguente svalutazione monetaria. Da questo punto di vista gli italiani hanno già dato circa 10 anni fa quando sono entrati nell'euro avendo dovuto sopportare un cambio reale di 1 € = 1000 lire, con gli stipendi invece ancorati al cambio ufficiale, con buona pace dell'istat, dei governi di destra e di sinistra. Ora si vorrebbe tornare indietro con un altra forte svalutazione ...cornuti nel 2001 e mazziati nel 2012. Ma questi signori hanno idea di cosa vorrebbe dire x le famiglie subire di nuovo una perdita considerevole del potere di acq di una nuova lira ?

 
11/06/2012 - Solo l'impeto creativo salva e basta sprechi (Vittorio Brambilla di Civesio)

Invece di lamentarsi gli italiani devono rimboccarsi le maniche, quotidiani e giornalisti compresi,finiamola di fare i pessimisti. Chi si lamenta è già morto e sepolto. Facciamo spazio invece alla positività e alla creatività di ciascuno, alla progettualità, alla cultura, sosteniamo gli artigiani e gli agricoltori, chi progetta l'arte, chi suscita un'attrattiva. E' indubbio che nel caso greco se la Germania inizialmente non avesse posto il veto per un prestito immediato di soli 10 miliardi di Euro non saremmo in queste condizioni (oggettivamente il debito greco è di piccola entità). Non condivido la superficialità dell'articolo : l'Italia sostiene l'Euro! L'errore e l'illusione è stato estendere di tutta fretta l'Euro a economie deboli e non omogenee fra di loro. Ciò che è mancato sinora e che ci auguriamo faccia il Governo Monti è un vero e deciso taglio delle spese correnti statali di almeno 100 miliardi e l'eliminazione degli sprechi, con conseguente diminuizione del debito pubblico. Il cittadino però deve essere informato costantemente dal Governo circa l'entità della diminuzione del debito pubblico a fronte dei sacrifici richiesti.

 
10/06/2012 - prima era finire come la Grecia ora la Spagna (francesco scifo)

Cambia il soggetto in questi commentatori ma non emerge alcuna consapevolezza del fatto che l'Italia è già come questi paesi. Basta andare in giro per l'Italia per capire che non è una questione di parità di bilancio o virtuosismi economici ma di convenienza o meno ad investire, lavorare e produrre. Se non è conveniente farlo, perchè si rischia più di quanto si guadagni a svolgere qualsiasi attività economica nel nostro paese, rispetto a quelle finanziarie che consentono di spostare agevolmente i soldi all'estero, allora le manovre economiche piene di tasse dei professori distruggono solo l'economia causando deflazione. Infine, basta vedere come funziona la riscossione, appaltata a entità economiche di fatto monopoliste in violazione di tutte le regole della concorrenza del trattato UE (artt.101-102-106),nonchè delle procedure esattoriali: se il primo che viola le sue leggi è lo Stato cosa vogliamo attenderci di buono? Chiediamo allo Stato il rispetto della legalità perchè è lui il primo inadempiente.

 
10/06/2012 - Tagliare le tasse piacerebbe anche a Monti (Giuseppe Crippa)

Bene la proposta di aumentare la spesa pubblica e tagliare le tasse ma dato che il nostro paese è già fortissimamente indebitato questo è possibile solo dopo aver ridotto il debito pubblico e questo è il senso del duro intervento sulla previdenza attuato proprio da questo governo. Anche la “spending review” va in questo senso, sia pure in modo indiretto (il taglio di spese pubbliche non necessarie si dovrà pur tradurre in riduzione del debito) Nell’utopico caso che Monti riesca in pochi mesi a ridurre significativamente il debito pubblico, crede forse Borghi che non piacerebbe anche a lui aumentare la spesa pubblica e tagliare le tasse?

 
10/06/2012 - Disegno globale (Diego Perna)

A volte leggo articoli di tipo così detto complottista , cioè descrizioni apparentemente strane di interessi di lobby mondiali, massonerie di vario tipo, agenzie di rating !bindelberg, piroscafi Britannia e così via, come se gruppi di poche persone volessero avere il potere su tutto il mondo. E allora io, siccome non sono così facile a credere a tutto quello che c' è in internet, penso che non è possibile, molti intellettuali , politici gente colta , giornali come il Vs e tante altre fonti di' informazioni dicono il contrario, cioè che le cose stanno così perchè le imprese non sono competitive, il debito pubblico l' abbiamo voluto noi, è colpa della classe politica inefficiente, il malgoverno, il terremoto e così via. Poi però mi viene in mente che anche il Papa parla di poteri contro l'uomo, di una economia che impoverisce ancora di più i più poveri, di una finanza che mira solo al profitto senza guardare il valore delle cose ecc. Ma allora quando si danno nomi e volti alle cause di questo sconquasso e distruzione di posti di lavoro di famiglie e di ricchezze costruite da generazioni,perchê subito si dice che alcuni che ne parlano sono complottisti? Usciamo subito dal controllo che la finanza globale sta prendendo su di noi, torniamo alla lira, poveri ma liberi e non succubi di un potere che si dice occulto, ma che comincia ormai a delinearsi, prima che sia veramente troppo tardi. Buona Domenica di Corpus Domini