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ISTAT/ Pil in calo dello 0,8% nel primo trimestre, dell’1,4% rispetto al 2011.

Pubblicazione:lunedì 11 giugno 2012

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Come da copione, l’Istat certifica il perdurare della situazione di estrema difficoltà. Come già era noto, siamo in recessione. Secondo i dati definitivi dell’Istituto nazionale di Statistica, nel primo trimestre dell’anno il Pil «espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2005, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato» ha subito un calo pari allo 0,8 per cento rispetto all’ultimo trimestre del 2011 e dell’1,4 per cento rispetto, invece, al medesimo trimestre dell’anno precedente. Quanto si apprende, per la verità, conferma le aspettative correggendole leggermente al ribasso. Secondo, infatti, le stime preliminari diffuse il 15 maggio, la diminuzione congiunturale, ovvero, quella relativa all’anno precedente, sarebbe dovuta essere solamente dell’1,3 per cento. Significa, in sostanza, che le cose sono andate un po’ peggio del previsto. Da segnalare il fatto che il primo trimestre del 2012, oltretutto, ha avuto due giornate lavorative in più sia rispetto al trimestre precedente che al primo del 2011. Vuol dire che la variazione acquisita per il 2012 è pari al -1,4 per cento. In particolare, hanno subito un calo tutte le componente della domanda interna, ad eccezione della spesa delle pubbliche amministrazioni. Sono fortemente diminuite le importazioni e lievemente calate le esportazioni. Nel dettaglio, al netto delle scorte, la domanda interna ha «sottratto 1,2 punti percentuali alla crescita del Pil» suddivisi i un -0,6 relativo ai i consumi delle famiglie e di un -0,7 corrispondente agli investimenti fissi lordi. La spesa delle pubbliche amministrazioni, invece, ha partecipato al rialzo con un più 0,1 per cento. La variazione delle scorte, invece, contribuisce in senso negativo con un -0,5 per cento. La domanda estera netta, inoltre, chiude con un saldo positivo pari al 0,9 per cento. A quanto riferisce l’Istat, infine, «L'andamento dell'offerta mostra variazioni congiunturali negative per il valore aggiunto dell'industria (-2,0%) e dei servizi (-0,6%), mentre quello dell'agricoltura è aumentato del 4,9%». Un andamento negativo, quindi, che si somma a quanto già era stato comunicato relativamente all’indice della produzione industriale.

 


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