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SPENDING REVIEW/ I ministeri spendono 1 miliardo al giorno. L'esperto: i tagli dall'alto non risolvono il problema

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Va detto, anzitutto, che l’esecutivo, prima di dar via all’operazione, ha atteso alcuni mesi, preoccupandosi, anzitutto, di aumentare le tasse. Fatta questa considerazione,  per intenderci: mettiamo il caso di un famiglia dove entrambi i coniugi avevano un lavoro, ma uno dei due l’abbia perso; le entrate diminuiscono e, a quel punto, pure loro dovranno fare la spending review. Ora: chi sono le persone più titolate a procedere se non essi stessi e i propri figli? Solo loro, trovandosi all’interno di quella realtà, sapranno di cosa poter  fare a meno.

Quindi, come applicherebbe il ragionamento alle pubbliche amministrazioni?

Solo chi ha responsabilità al loro interno sa quali siano le spese superflue. Sarebbe necessario, quindi, che il governo legittimasse e sostenesse queste persone nel controllo di gestione. Conferendo, casomai, degli obiettivi, e premiando chi riesce a presentare, dal basso, in autonomia, in una logica  sussidiaria, un piano efficace e credibile di razionalizzazione. Se il lavoro viene imposto dall’alto, temo che ci troveremo con dei tagli non troppo dissimili dai tagli lineari di Tremonti. Dove i ministeri, trovandosi con le risorse decurtate e costretti ad arrangiarsi, non potranno fare altro, in molto casi, che tagliare i servizi per i contribuenti.

Nel caso dei ministeri, chi potrebbe svolgere questo compito?

I direttori generali supportati, magari, dalla Ragioneria generale dello Stato e dalla Corte dei Conti;  non escluderei un contributo degli studiosi di management pubblico.

Ritiene che, in ogni caso, i tagli potranno essere indolori?

No. Occorre un patto sociale tale per cui la collettività sia chiamata a riconoscere responsabilmente che ci sono aree di spesa e servizi che possiamo permetterci solo in periodi di crescita, ma che non rappresentano diritti sociali inalienabili.

Perché questo patto sociale venga accettato, non crede che le risorse reperite dai tagli andranno vincolate a destinazioni d’uso ben precise?

Andrebbero finalizzate, prevalentemente, alle politiche occupazionali (specie quelle giovanili), al mondo dell’educazione e alla riduzione del debito pubblico.

 

(Paolo Nessi)

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