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FINANZA/ 1. Italia, dieci ragioni per cominciare a tremare

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Decimo, una riprova della bontà dell’operato Ue verso la Spagna la avremo dalle aste obbligazionarie che riempiono la settimana appena iniziata. Oggi emetteranno bonds l’Austria (1,1 miliardi di euro), l’Olanda (1,5-2,5 miliardi di euro) e la Grecia, mentre domani toccherà a Berlino collocare 5 miliardi di Bund decennali e a Roma piazzare 6,5 miliardi di Bot a 12 mesi, con il nostro Tesoro impegnato giovedì anche nella prova più dura dell’asta a medio e lungo termine. Al di là dei proclami, saranno i numeri a parlare. E io, ve lo dico chiaramente, non sono affatto ottimista. Anzi. Soprattutto perché se si fallisce con la Spagna come si è fatto con la Grecia (e mi pare che la strada sia quella), in linea diretta di contagio c’è l’Italia. Non a caso, ieri a un’ora dalla chiusura di contrattazioni, tutte le Borse europee erano ancora positive, compresa Madrid: Milano era al -1,20%.

Temo si stia già prezzando altro sui mercati, non il piano di salvataggio delle banche iberiche. Il cds spagnolo a 5 anni, infatti, ieri ha toccato quota 603 punti base (+19%, +31 punti base), poiché in molti vedono un “credit event” (cioè la condizione che fa scattare le clausole per il pagamento dei cds) nel caso la Spagna ricevesse fondi dall’Esm. Come ampiamente dimostrato nel pezzo, infatti, questo, rispetto agli altri portatori di titoli di stato spagnoli, è un creditore privilegiato. Complimenti Europa, stavolta l’hai fatta davvero grossa: Madrid non è Atene. Non a caso, ieri, fonti Ue hanno dovuto ammettere che tra le ipotesi allo studio in caso di uscita della Grecia dall’euro - anche non organizzata - ci sarebbero controlli sui capitali, limitazione dei prelievi, sospensione del Trattato di Schengen con aumento dei controlli alle frontiere. Dallo “Spailout”, siamo già allo “Spanic”.

 

P.S. Cipro ha bisogno in modo «eccezionalmente urgente» di un piano di salvataggio internazionale, a causa della forte esposizione delle sue banche al debito greco. Lo ha affermato, stando a quanto riportava il sito del Wall Street Journal, il ministro delle Finanze di Nicosia, Vasos Shiarly, parlando con la stampa dopo un’audizione in Parlamento. «Si tratta di un problema urgente, sappiamo che la ricapitalizzazione delle banche deve essere completata entro il 30 giugno», ha sottolineato Shiarly, «mancano solo pochi giorni, quindi si tratta di una questione di eccezionale urgenza». Evvai, altro giro, altro bail-out, altri soldi pubblici.



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