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FINANZA/ 2. Dracma o marco: a chi tocca "far fuori" l’euro?

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Lo ha confermato martedì la Bce nella sua Financial Stability Review: «Fra i principali rischi per la stabilità finanziaria c’è il potenziale aggravarsi della crisi del debito per i titoli sovrani dell’area euro». Non a caso, il fondo sovrano cinese ha detto chiaro e tondo che sta ritirandosi dal mercato del debito europeo, temendo un crollo della moneta unica: Pechino compra solo Bund a zero interessi od Oat francesi a poco più, sicuri che comunque le due nazioni riusciranno a emergere dalle eventuali macerie dell’eurozona. In tempi simili e con il senno di poi, era davvero necessario trasformare in testo sacro quanto richiesto dall’Eba, costringendo molte banche europee - alcune sotto minaccia di nazionalizzazione - a tagliare i loro bilanci con la mannaia per raggiungere il risultato del core Tier 1 del 9% entro luglio di quest’anno?

Certo, perdite da 800 miliardi di dollari nei prestiti cross-border nel solo quarto trimestre del 2011 richiedono ratio di capitale più alte, ma non nel pieno di una depressione e non decapitando i prestiti. La Spagna deve strizzare la spesa per il 4,5% del Pil nello stesso periodo in cui la disoccupazione ha toccato il 24,4%, dal 7,9% del 2008, mentre l’Italia deve dimagrire del 3,5% quest’anno, nonostante l’avanzo primario. La situazione è tale nell’eurozona che con un comunicato overnight Saxo Bank ha reso noto che «a causa dell’attuale ambiente di mercato in Europa, stiamo aggiustando le nostre richieste di margine sul franco svizzero», destinate a salire dall’1% al 2% il 14 giugno e dal 2% al 4,5% dal 21 giugno. Insomma, quadruplicate! Cosa significa questo? Una forma di controllo sul capitale, visto che più salgono i margini, più si va incontro a una proibizione de facto del trading sul forex. Per ora è il franco, quali altre monete seguiranno l’esempio? Ma non pensiate che siano solo i soggetti privati a ragionare ormai su logiche emergenziali.

Il Sussidiario è venuto a conoscenza da primarie fonti europee di piani di discussione riguardanti controlli sul capitale che contemplerebbero ammontare fissi per i prelievi bancari o la loro sospensione temporanea e coordinata, l’obbligo di detenzione per banche o cittadini di debito sovrano, la sospensione dei trasferimenti bancari esteri e delle transazioni sul forex internazionale, la fissazione di tassi di cambio ufficiali che scoraggino le transazioni su base di mercato e norme che rendano meno semplice e conveniente l’acquisto e la detenzione di metalli preziosi, intesi come bene rifugio per il capitale. Siamo alle soglie del baratro, nonostante si cerchi come al solito di minimizzare e di invocare soluzioni condivise di un’Europa che sta agendo invece in ordine sparso, con ogni Paese chiaramente intenzionato a cautelarsi e coprirsi nel modo migliore dai rischi che la disintegrazione dell’eurozona porterà con sé.



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