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FINANZA/ 2. Dracma o marco: a chi tocca "far fuori" l’euro?

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Mentre le autorità europee si preparavano al vertice che nel weekend ha di fatto varato il salvataggio del sistema bancario spagnolo, infatti, una notizia passava sottotraccia e faceva riacutizzare i timori per un opt-out dall’eurozona. Con una nota diffusa attraverso Marketwire, la canadese Fortress Paper Ltd. rendeva noto che la sua sussidiaria svizzera, detenuta al 100% e numero uno per la fabbricazione e stampa di banconote e security paper, Landqart AG, «ha visto riattivato un ordine per banconote materiali che era stato inaspettatamente sospeso nel quarto trimestre del 2011 e che aveva impattato negativamente sui risultati finanziari del primo trimestre 2012». Insomma, dal Canada è giunto un siluro alla stabilità dell’euro sotto le mentite spoglie di un rituale comunicato alla stampa riguardo i risultati finanziari dell’azienda. Non a caso, il presidente e ceo del gruppo, Chadwick Wasilenkoff, ha tenuto a sottolineare in una nota congiunta che «il rientro in operatività di quest’ordine, in un primo tempo annullato, garantirà a Landqart momentum per realizzare nuovi ordini e massimizzare l’efficienza operativa».

In attesa che un Vix in salita a 80 certifichi l’impatto devastante di un’uscita della Grecia dal’eurozona, non resta che lasciarsi andare alle congetture: al netto del fatto che la richiesta avanzata alla Landqart non può che arrivare da un Paese dell’area euro che punti a reintrodurre una sua valuta sovrana, chi sarà l’indiziato? La Grecia o la Germania? Io dico il primo, visto anche il tasso di prelievi dalla banche elleniche, giunto a 500 milioni di euro al giorno! Oggi vanno in asta bonds a medio e lungo termine, vedremo cosa ci dirà il mercato: una cosa però è già certa, la Spagna è il passato. Nel mirino c’è l’Italia.



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