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FINANZA/ Bertone: il futuro dell’euro si gioca in Italia

Pubblicazione:venerdì 15 giugno 2012

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Ma, come in Rashomon, c’è pur sempre la terza via: le elezioni , come i vertici europei , sono tanto decisivi alla vigilia, quanto incapaci a sciogliere una matassa che sia una nel dopo. Andrà così anche ad Atene, Paese che comunque avrà bisogno di nuova “cassa” (almeno 25-30 miliardi) per pagare gli stipendi fino alla fine di agosto ed evitare così brutte rivolte d’estate che possano turbare il giusto riposo dei lavoratori di Volkswagen o Deutsche Bank pronti a calare nelle isole e sul Peloponneso per sfruttare la voragine dei prezzi. Ci sarà però il solito braccio di ferro con la Germania? Facile, ma stavolta, per fortuna, arriveranno le truppe fresche della Federal Reserve capitanate da Elicottero Ben. Il generale Ben Bernanke pronto a bombardare i mercati di nuova liquidità, dopo il vertice della banca centrale Usa della prossima settimana, l’ultima occasione utile prima che si entri nel semestre preelettorale, quando il galateo della politica Usa impone alla banca di astenersi da gesti che potrebbero infuenzare il voto (magari, per la maledizione dei Maya, si potrebbe far eccezione). E così le Borse continueranno a galleggiare, mentre la Bce (con il tacito consenso della stessa Bundesbank) permetterà ai Btp di galleggiare in attesa di novità. E delle vendite di Stato di Mario Monti, insigne manifestazione di ottimismo della volontà in mezzo a tanto pessimismo.

Ecco, scegliete il quadro che preferite. Nessuno, a dire il vero, oggi dispone di sondaggi davvero affidabili su come la pensano davvero gli elettori greci. O tantomeno dove voglia andare a parare la Germania di Frau Merkel. Alla vigilia di una settimana che si annuncia “decisiva” (mai parola fu più abusata a sproposito), segnata com’è da vertici a due e a tre in vista del meeting del 28/29 giugno, il quadro delle proposte resta confuso:

a) L’ipotesi degli eurobond viene respinta con la massima energia da Berlino. A questo punto, del resto, non sono in pochi a pensare che una mossa del genere serviverebbe solo a scatenare un’offensiva finanziaria in grande stile capace di coinvolgere la stessa Germania. La crisi, che mille giorni fa si poteva fermare con un aiuto di qualche decina di miliardi ad Atene, oggi sembra ingovernabile anche a metter in comune risorse ben superiori.

b) La riduzione dei tassi, necessaria per contrastare la recessione, trova forti opposizioni nel Nord Europa: i fondi pensione scandinavi, ad esempio, hanno ormai enormi difficoltà a remunerare le pensioni, anche perché diminuisce il numero dei titoli con un buon rating. La Germania, all’apparenza, sta con loro. Ma in realtà approfitta della crisi per fare il pieno di denaro a costo infimo, a tutto vantaggio della macchina industriale di Berlino. Prima o poi una politica del genere si tradurrà in un boomerang. Ma la storia ci insegna che, a differenza dell’imperialismo anglosassone, la Germania non concepisce l’idea di vivere sull’export dei sudditi, accumulando passivi commerciali.

c) In realtà, la Germania di proposte ne fa tante, anzi troppe. Sì all’unione politica, dopo quella fiscale. E nel frattempo sì all’unione della vigilanza bancaria purché si accompagni a una cessione di una fetta di sovranità che, come i tedeschi sanno, incontra grandi difficoltà in Francia. Insomma, tanti progetti ma rivolti a quell’orizzonte di medio-lungo termine al cui fondo “saremo tutti morti”.


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COMMENTI
15/06/2012 - i termini del problema (Fabrizio Terruzzi)

per risolvere un problema prima bisogna identificarlo nei suoi giusti termini. Primo problema: non è possibile che un paese continui ad accumulare, senza limiti, surplus commerciali e crediti nei confronti dei partner e che essi continuino a indebolirsi nei suoi confronti anziché ricuperare posizioni(vds ad es. il differenziale dei tassi di interesse e non solo). In un mercato unico o si cresce, in una certa misura, tutti assieme oppure si generano tali squilibri da rendere impossibile la convivenza (e i colossali crediti commerciali accumulati sarebbero inesigibili). Quindi se la Germania vuole continuare a crescere nell'Euro si deve occupare anche degli altri, di come trainarli altrimenti tanto vale che se ne vada per conto suo. Sarebbe meglio per tutti. Secondo problema: non si tratta semplicemente di crescere quanto di riequilibrare la competitività dei vari paesi all'interno dell'UE e sul mercato globale. La crescita deve derivare da una maggiore competitività altrimenti sarebbe solo drogata, destinata ad esaurirsi presto, lasciando inalterato il problema di fondo. Qui siamo nella situazione di una gara in cui qualcuno corre libero ed altri con le gambe legate in un sacco. Non si può semplicemente dire "ve lo siete voluto, peggio per voi". Forse prima di parlare di soluzioni i partner europei farebbero bene a mettersi d'accordo sui termini del problema. Altrimenti è un continuo mettere pezze senza risolvere definitivamente niente. Una pena via l'altra.