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FINANZA/ Bertone: il futuro dell’euro si gioca in Italia

Pubblicazione:venerdì 15 giugno 2012

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Come finirà il film? Scegliete la trama che più aggrada, come in Rashomon. I più, com’è comprensibile, punteranno sull’happy end: ad Atene sfuma la tentazione di eleggere un premier, l’ormai noto Tsipras, che faccia saltare l’accordo dell’inverno scorso. I depositi ritirati dai Bancomat sotto l’Acropoli escono da sotto i materassi, il Crédit Agricole rimette al contrario nei cassetti il piano di sganciarsi dalla sua disgraziata banca greca. Le Borse, of course, festeggiano.

Matti incosceinti, ribattono i più problematici. Non vi ha insegnato nulla la Spagna? Lunedì scorso, all’apertura dei listini, i mercati finanziari sono partiti a tutta birra. Ma meno di due ore dopo l’euforia ha ceduto il posto ai brividi della paura. La Spagna, tutto sommato, aveva risolto poco o nulla: Madrid è solo all’inizio di un cammino doloroso che non sarà facile percorrere. In cambio, il commissariamento della Spagna da parte dell’Ue ha esposto in prima fila il vero malato d’Europa, quello su cui si gioca il futuro dell’euro: l’Italia, quel gigante del debito che tutti i mesi deve batter cassa, in media, per ben 35 miliardi di euro per sostenere il rimborso dei debiti e far fronte alle esigenze di cassa.

Mica poca roba, perché 35 miliardi vogliono dire il Pil di un anno intero di Malta, Cipro ed Estonia, tre piccoli Paesi, ma anche tre membri a pieno titolo dell’Ue. Anzi, lo sapete a chi tocca la presidenza dell’Ue dal prossimo primo luglio? Nientemeno che a Cipro, che in quel momento avrà il suo bel daffare per districarsi tra “buchi” bancari, soldi sottobanco in arrivo dalla Siria sotto embargo e prestiti più o meno ufficiali in arrivo dalla Russia che usa Cipro, tra l’altro, come piattaforma per il suo export di armi in Medio Oriente. Con un presidente così, magari capace di condizionare le mosse del nuovo governo di Atene (a Nicosia non c’è evasore fiscale che non abbia il suo bel conto) e di inasprire quelle dell’eventuale opposizione di Tsipras (più rigido e cattivo senza compiti di governo) il risultato è scontato: dopo un paio di giorni di rialzo i listini azionari e del debito andranno a ramengo. Italia compresa...


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COMMENTI
15/06/2012 - i termini del problema (Fabrizio Terruzzi)

per risolvere un problema prima bisogna identificarlo nei suoi giusti termini. Primo problema: non è possibile che un paese continui ad accumulare, senza limiti, surplus commerciali e crediti nei confronti dei partner e che essi continuino a indebolirsi nei suoi confronti anziché ricuperare posizioni(vds ad es. il differenziale dei tassi di interesse e non solo). In un mercato unico o si cresce, in una certa misura, tutti assieme oppure si generano tali squilibri da rendere impossibile la convivenza (e i colossali crediti commerciali accumulati sarebbero inesigibili). Quindi se la Germania vuole continuare a crescere nell'Euro si deve occupare anche degli altri, di come trainarli altrimenti tanto vale che se ne vada per conto suo. Sarebbe meglio per tutti. Secondo problema: non si tratta semplicemente di crescere quanto di riequilibrare la competitività dei vari paesi all'interno dell'UE e sul mercato globale. La crescita deve derivare da una maggiore competitività altrimenti sarebbe solo drogata, destinata ad esaurirsi presto, lasciando inalterato il problema di fondo. Qui siamo nella situazione di una gara in cui qualcuno corre libero ed altri con le gambe legate in un sacco. Non si può semplicemente dire "ve lo siete voluto, peggio per voi". Forse prima di parlare di soluzioni i partner europei farebbero bene a mettersi d'accordo sui termini del problema. Altrimenti è un continuo mettere pezze senza risolvere definitivamente niente. Una pena via l'altra.