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FINANZA/ Karolyi (Cornell University): 1.900 miliardi "condannano" l’Italia

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L’Ue dovrà definire chiaramente che cosa significa essere un membro dell’Eurozona, ristrutturando le relazioni tra quella che attualmente è un’unione puramente monetaria e una vera e propria unione fiscale. La questione non è se ciò accadrà, ma soltanto quando accadrà. Prima sarà fatta chiarezza sulle relazioni e responsabilità fiscali dei membri dell’Eurozona e meglio sarà, non soltanto per i membri stessi, ma anche per i mercati e per gli investitori privati, che potrebbero investire sul debito sovrano degli Stati Ue.

 

Ritiene che la Bce dovrebbe prendere esempio dalla Fed per risolvere i problemi dell’euro?

 

Uno dei rischi persistenti più gravi per l’economia globale è il ritorno dell’inflazione, che non sappiamo quando avverrà, ma è comunque una certezza. La politica dell’autorità monetaria in Europa, Stati Uniti e altre aree del mondo è stata di tipo espansivo. Pur aumentando il tasso di crescita delle disponibilità di denaro, Fed e Bce sono state troppo disinvolte con i programmi di quantitative easing. I mercati finanziari, soprattutto quelli privati, sono preoccupati e si domandano quando e come la Fed e la Bce saranno in grado di ridurre le proporzioni del bilancio destinato ai programmi di quantitative easing.

 

Che cosa occorre fare quindi?

 

Né la Fed, né la Bce dovrebbero aumentare ulteriormente la disponibilità di denaro, a causa dei rischi di inflazione a lungo termine che continuano a minacciarci e che aumentano proprio a causa delle politiche monetarie espansive e del quantitative easing.

 

(Pietro Vernizzi)



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