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FINANZA/ Ecco perché la Germania non vuole più aiutare i Piigs

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Proprio per queste ragioni, il Comitato dei consiglieri economici del Governo ha proposto una “socializzazione” parziale del debito con “eurobond” unicamente per il debito superiore al 60% del Pil: un mercato di titoli di 2.300 miliardi di euro i cui tassi di interesse finirebbero comunque per essere superiori a quelli del debito al di sotto dell’asticella. Ci sarebbero, in effetti, in Europa due classi di debito pubblico che, secondo le previsioni econometriche del Comitato (sinora non messe in discussione da alcuno) nell’arco di 25 anni diventerebbero una sola (sempre che i Piigs attuino le politiche appropriate).

Le ragioni storiche sono essenzialmente analoghe a quelle della Germania di Bismarck: tanto grande da incidere su tutta Europa, ma non sufficiente grande per risolvere i problemi di tutta Europa. In effetti, i problemi della Germania sono analoghi a quelli degli Stati Uniti alla fine degli anni Sessanta quali analizzati magistralmente da Stanley Hofmann nel libro Gulliver’s Troubles (“I guai di Gulliver”): Gulliver è un gigante, ma diventato prigioniero dei lillipuziani che lo hanno legato mani e piedi. Questi sono “i limiti” a cui si riferisce Angela Merkel: Berlino (le cui banche hanno bisogno di 40-50 miliardi di euro se la crisi del debito scatena una recessione pan-europea) si sente, a torto o a ragione, prigioniera delle politiche, delle tattiche e delle singole azioni dei Piigs.

Attenzione, di recente in una conferenza pubblica a Roma, Wolfgang Wessels, titolare dal 1994 della cattedra Jean Monnet dell’Università di Colonia (europeista convinto e non certo vicino a Frau Merkel) ha ricordato che, al momento dell’unificazione tedesca nel 1989, l’unione monetaria non è stata proposta dalla Germania, il cui obiettivo principale era quello di costruire un’unità economica, politica e sociale con i cinque Lânder dell’Est senza attizzare inflazione. La chiesero gli altri nel timore di una politica monetaria restrittiva della Bundesbank e nella speranza (o forse illusione) di “socializzare la politica della moneta”. Allora, la Germania illustrò chiaramente quelle che sarebbero state le implicazioni. Nessuno ha smentito Wessels.

Ciò non vuole dire che tutte le ragioni di Berlino sono condivisibili. Occorre, però, conoscerle e se non si è d’accordo offrire alternative e motivarle.



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