BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCENARIO/ Sapelli: dietro la Grecia una "fabbrica della menzogna"

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

Sono quasi trionfalistici i titoli dei grandi giornali italiani dopo il voto greco, da “L’Europa respira” al “Resteremo nell’euro” e via cantando, con una “disinformatia” classica irritante, noiosa, oppure con un’ignoranza, una negazione della realtà che mette i brividi anche di fronte alla prima ondata di caldo estivo. Ma nonostante la “disinformatia”, voluta o involontaria, i mercati dimostrano di essere più intelligenti e meno sensibili alle lusinghe delle “maxiballe” disinformatrici e alla “sparate in prima pagina”. La chiusura delle Borse di Milano e Madrid sfiorano il -3%, mentre lo spread tra Btp e Bund si riavvicina ai 470 punti base. Per capire meglio la situazione, abbiamo chiesto un commento a Giulio Sapelli, Docente di Storia economica all’Università di Milano.

 

Professore, ma alla fine a che cosa è servito questo voto così drammatizzato o enfatizzato?

 

Non è cambiato nulla. Domenica notte mi sono divertito a vedere le televisioni americane e ho ascoltato i leader di Nuova democrazia e del Pasok, il vecchio partito socialista, che parlano con toni simili a quelli del giovane Alexis Tsipras, il trentasettenne leader di Siryza, che, al contrario di quello che si riportava sui nostri media, non chiedeva affatto l’uscita dell’euro. Quella la chiedevano i neonazisti e i comunisti.

 

Qui sembrava che il voto fosse una sorta di referendum pro o contro l’euro.

 

Ma non è così. Tsipras chiedeva una moratoria del debito e voleva salvare il posto di lavoro a 650mila persone, accettando una riduzione degli stipendi del 30%. Ma soprattutto chiedeva una cosa che nessuno dei giornali italiani e di altri paesi europei ha riportato. E questo è un aspetto inquietante.

 

Di che cosa si tratta?

 

Tsipras chiedeva la riforma della Costituzione greca in un punto cruciale, che fu introdotto dal regime militare nel 1967: la detassazione dei profitti degli armatori e dell’industria degli armamenti. Questo è il vero nodo della questione, su cui naturalmente ci sono state delle incredibili “dimenticanze” da parte di reporter, inviati, editorialisti e via dicendo.

 

Alla fine Tsipras ha però “contagiato” la stessa linea politica dei partiti che dovrebbero formare il governo “europeista”.

 

Mi ha stupito una dichiarazione dello “spin doctor” di Samaras, che parlava di “viva l’Europa dei popoli” e “abbasso l’Europa delle banche”. In tutti i casi, io penso che un governo politico di coalizione non si riuscirà a fare.

 

Per quale ragione?



  PAG. SUCC. >