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Economia e Finanza

AGCOM/ Riduzione dei commissari, una scelta negativa

Antonio Catricalà, ex presidente Agcom e attuale sottosegretario del governo MontiAntonio Catricalà, ex presidente Agcom e attuale sottosegretario del governo Monti

Il passaggio da otto a quattro commissari si porta dietro un effetto fortemente negativo. Difatti, il meccanismo di elezione dei commissari prevede che ciascun deputato e ciascun senatore esprima il voto indicando due nominativi, ognuno per una distinta commissione. La riduzione del numero dei commissari voluta dal Governo Monti fa sì che le forze di maggioranza possano eleggere tutti essi senza che vi sia rappresentanza per quelle di opposizione.

 

In mancanza di accordo, si potrebbe così paralizzare la nomina del Presidente, che necessita, a seguito dell’indicazione del Presidente del Consiglio, dell’approvazione dei due terzi delle commissioni parlamentari competenti (circostanza che, a dire il vero, si verificò per la procedura di nomina dell’attuale presidente che si protrasse per circa quattro mesi). Ciò, in un quadro in cui l’invariato meccanismo di nomina e la stessa forma di finanziamento dell’Autorità (come detto, pagano i soggetti controllati) hanno fortemente limitato l’efficienza dell’operato dell’Autorità, contrassegnato, dalla sua nascita ad oggi, da decisioni effettivamente sbilanciate e da moltissime non decisioni.

 

Non si è difatti giunti a determinazioni apprezzabili per sciogliere nodi centrali, come il mantenimento del duopolio e delle posizioni dominanti nel settore televisivo, la realizzazione di una rete moderna ed efficiente che garantisca la diffusione di internet a banda larga, o l’adozione del regolamento in materia di tutela del diritto di autore sui media digitali. Su questi temi, i passati commissari e quelli attuali hanno avuto una capacità generica, non detenendo sufficienti autonomia e competenza tecnica per dirimere le relative materie: si pensi solo che l’Autorità attuale non conta di nessun economista.