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Economia e Finanza

AGCOM/ Riduzione dei commissari, una scelta negativa

Per FABIO MACALUSO, il Decreto “Salva Italia” ha dimezzato da otto a quattro il numero dei commissari Agcom. Il passaggio si porta dietro un effetto fortemente negativo

Antonio Catricalà, ex presidente Agcom e attuale sottosegretario del governo MontiAntonio Catricalà, ex presidente Agcom e attuale sottosegretario del governo Monti

Il 6 giugno prossimo dovrebbe concludersi l’iter per la nomina del nuovo Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (su designazione del Presidente del Consiglio, d’intesa con il Ministro per le attività produttive) e dei suoi nuovi quattro commissari, che vengono eletti dai due rami del parlamento. L’Autorità è un organo collegiale di grandissima importanza per il corretto svolgimento, tra le altre, delle attività televisive, di telecomunicazioni e di protezione del copyright sui media digitali. L’Autorità è un organismo “convergente” poiché ad essa sono indistintamente devolute le funzioni di vigilanza e regolamentazione nei settori indicati.

Questa scelta, operata nel 1997, fu quasi “casuale” in quanto la convergenza tra telefoni, fissi e mobili, strumenti televisivi e internet era allora allo stato larvale; anzi, l’impostazione voluta fu criticata perché, si disse, vi era troppa “carne al fuoco” sottoposta alle decisioni dell’Autorità. Tuttora, vi è una certa disarmonia in un organismo che ha la facoltà di occuparsi allo stesso tempo della connessione all’ultimo miglio alla rete dell’operatore telefonico dominante, o della “par condicio” per la distribuzione della presenza dei partiti politici nelle campagne elettorali televisive. Per questo l’Autorità è divisa in due distinte commissioni ed ha un consiglio che raggruppa tutti i suoi commissari per la trattazione di temi più generali.

Il Decreto “Salva Italia” della fine dello scorso anno ha dimezzato da otto a quattro il numero dei commissari, lasciando invariato il loro meccanismo di elezione e mantenendo intatta la struttura dell’Autorità con le sue due commissioni (che era forse preferibile accorpare a causa del ridotto numero dei commissari). Attraverso questo taglio si è voluto ottenere un risparmio dei costi a carico dello Stato, sebbene l’Autorità, secondo la legge finanziaria del 2006, sia sostanzialmente finanziata dalle imprese soggette alla sua vigilanza e regolamentazione. In altri termini, l’Autorità vive delle risorse ad essa attribuite da aziende come Telecom Italia, o Mediaset, o Google.