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AGCOM/ Riduzione dei commissari, una scelta negativa

Pubblicazione:sabato 2 giugno 2012

Antonio Catricalà, ex presidente Agcom e attuale sottosegretario del governo Monti Antonio Catricalà, ex presidente Agcom e attuale sottosegretario del governo Monti

A seguito della concentrazione del numero dei commissari e dell’inevitabile rafforzamento del ruolo del Presidente si è accentuata in queste settimane la battaglia per la loro designazione. Sui mezzi di informazione si è data ampia notizia delle diverse candidature, per rafforzare o bruciare quelle riconducibili alle distinte forze politiche che le sostengono e per esaltare le doti tecniche di alcuni soggetti che svolgerebbero con distacco tutto professionale il ruolo loro attribuito.

 

Seppur politicamente complesso, la norma che ha dimezzato il numero dei commissari andava inserita in una misura legislativa più ampia per modificare ed aggiornare il criterio di nomina dei componenti dell’Autorità e ridurre la durata del loro incarico (oggi di sette anni), tenuto conto del velocissimo avanzamento tecnologico dei settori vigilati. In tal senso, è condivisibile la proposta avanzata da alcuni esperti del settore che prevede un metodo di nomina attraverso il voto favorevole dei due terzi delle commissioni parlamentari in favore di candidati dotati di un curriculum adeguato e preventivamente e pubblicamente intervistati dalle stesse commissioni: un meccanismo che è utilizzato dal Congresso americano per la nomina dei componenti della Federal Communication Commission, il collegio analogo alla nostra Autorità.

 

O sarebbe addirittura preferibile procedere come si fa per la selezione dell’Amministratore Delegato dell’OFCOM, l’autorità inglese, che viene ricercato attraverso una società di selezione del personale e secondo criteri di mercato. Nell’immediato, deve gioco forza auspicarsi la convergenza (quasi per ironia) delle forze politiche su nomi dotati di sufficiente competenza ed affidabilità tecnica e di equilibrata capacità di decisione. Non illudendosi troppo, tenuto conto dell’attuale quadro politico debole e confuso.



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