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FINANZA/ L'esperto: ecco perché gli italiani non riescono più a rispamiare

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Il motivo è esclusivamente la riduzione del potere d’acquisto. Se i consumatori avessero i mezzi per farlo, in questo momento sarebbero incentivati ad avvicinarsi all’acquisto soprattutto per la prima casa, in quanto i prezzi stanno diventando più convenienti rispetto al passato. Il problema è costituito però dalle banche, che offrono mutui con una percentuale sul valore della casa più elevata di quanto avveniva fino a pochi anni fa. Chi mette da parte dei risparmi ha quindi bisogno di versare una percentuale sempre più alta rispetto al valore della casa, e quindi non è più in grado di starci dentro. Il motivo non è quindi che i cittadini non accantonano delle somme, ma che non arrivano alla cifra necessaria per l’acquisto.

Ma la crisi non c’era già prima del 2012?

Gli anni scorsi sono stati difficili, ma la crisi si è progressivamente acuita. Lo dimostra il fatto che quest’anno il Prodotto interno lordo dell’Italia diminuisce rispetto al 2011. Nel rapporto si parla anche di un “disorientamento delle famiglie e una loro difficoltà a guardare al futuro”.

Che cosa ne pensa di questa definizione?

Purtroppo è così. Una volta il posto fisso era una garanzia, oggi invece non è più così. Soprattutto nelle aziende dove la proprietà è straniera, spesso si decide di chiudere la filiale o di ridimensionare la presenza in Italia, licenziando i dipendenti. Dunque anche il lavoro a tempo indeterminato in una società blasonata non è più un posto sicuro, e questo aumenta ulteriormente l’incertezza.

Lei che cosa consiglia ai suoi clienti che le chiedono come investire?

Innanzitutto di diversificare, almeno per quanti sono ancora in grado di mantenere i loro risparmi e investimenti. Venti anni fa si investiva tutto in Italia, anche perché in precedenza non si poteva farlo all’estero. Oggi, soprattutto per quanto riguarda il mercato azionario, è obbligatorio guardare anche ai paesi stranieri. I mercati che un tempo erano considerati emergenti o in via di sviluppo, oggi hanno dimensioni economiche che stanno superando l’Italia e gli altri paesi europei. Non bisogna più quindi limitarsi al nostro piccolo giardinetto, ma diversificare nell’orto molto più grande che offrono i mercati mondiali.

 

(Pietro Vernizzi)

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