Economia e Finanza
mercoledì 20 giugno 2012
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Il 61,3% degli italiani non risparmia più nulla perché non ha le risorse per farlo. E’ quanto emerge da una ricerca di Intesa SanPaolo, secondo cui nel 2012 il risparmio nel nostro Paese ha raggiunto il minimo storico. All’origine del fenomeno ci sarebbe innanzitutto il calo degli stipendi, che tra il 2011 e quest’anno si sarebbero ridotti dell’8,5%. Angelo Abbondio, ex presidente di Symphonia, una società leader nella gestione dei fondi di investimento, commenta i dati e spiega quali sono i consigli ai suoi clienti per far fruttare il loro denaro.
Ritiene che i risultati della ricerca di Intesa SanPaolo siano uno specchio fedele della realtà del nostro Paese?
Sì, si tratta di dati veritieri che dipendono dalla crisi e dal fatto che i risparmiatori non hanno più soldi da mettere da parte.
Quali categorie di risparmiatori sono più colpite dalla crisi?
In particolare i risparmiatori a reddito fisso, per i quali il costo della vita in questi anni è aumentato più di quanto lascino intendere le statistiche ufficiali sul costo della vita, relative per esempio al costo della benzina e della Rc Auto. Inoltre, nelle aziende si fanno sempre meno straordinari, e quindi ci sono meno mezzi a disposizione dei dipendenti. Anche i liberi professionisti e quanti possiedono attività commerciali riescono a lavorare e a guadagnare meno, e quindi hanno meno risparmi a disposizione.
Quali altre cause influiscono sul crollo del risparmio?
Nel 61,3% delle persone che non risparmiano più ci sono anche quanti hanno perso il posto di lavoro, sono stati messi in cassa integrazione o più semplicemente hanno difficoltà a pagare il mutuo in quanto sono saliti i tassi d’interesse un tempo molto più bassi.
Oltre a queste difficoltà oggettive, influisce anche una scelta dei consumatori di spendere anziché risparmiare?
Assolutamente no, non si tratta di una scelta, ma di un’imposizione. I risparmiatori sanno che avere somme di denaro da mettere da parte conviene, e se riuscissero a farlo poi al massimo avrebbero delle difficoltà a decidere dove investirle. Quanto sta avvenendo è invece che la maggioranza di essi non è più in grado di risparmiare, chi appena può invece continua a farlo.
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