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FINANZA/ 1. Monti e Berlusconi, un "patto" contro la Merkel

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Mario Monti e Silvio Berlusconi (Infophoto)  Mario Monti e Silvio Berlusconi (Infophoto)

Evviva, la diga della Spagna ha tenuto. Ma è vera gloria? Il collocamento, seppur ad alto prezzo, dei titoli spagnoli all’asta offre qualche spunto di riflessione, in attesa dei “dieci giorni che ci restano per salvare l’euro”, come li ha definito il premier Mario Monti. A partire dal meeting romano di Italia, Francia, Spagna e Germania di oggi, che frau Merkel vuol chiudere il più in fretta possibile per correre in quel di Danzica in tempo per vedere la Panzerfussbal armata spianare la Grecia arroccata in difesa.

1) La comunità finanziaria, al pari dei mezzi di informazione, ha festeggiato con un sospiro di sollievo il fatto che il Tesoro di Madrid sia riuscito, seppur a caro prezzo, a tamponare la falla nei conti pubblici collocando i titoli a medio termine offerti in mattinata. È una buona premessa per i lavori dell’Eurogruppo che deve affrontare il dossier Spagna, ma anche risolvere i problemi di Cipro, prossimo presidente di turno dell’Ue in bolletta. Questo intenso lavorio diplomatico cela un segreto di Pulcinella: non sono stati certo i risparmiatori o gli investitori istituzionali a fare il pieno titoli che, a cinque anni, promettono più del 6%.

L’operazione altro non è stata che una partita di giro dall’esito scontato. A comprare i Bonos sono state in pratica solo le banche spagnole che, dopo averr consumato i prestiti Bce, attendono i quattrini prestati dal governo di Madrid che, a sua volta, le finanzierà con il prestito 100 miliardi dall’Ue attraverso il fondo Esm, scelta che ha fatto infuriare la Cina. Il fondo Esm, che entrerà in funzione il primo luglio, non ha almeno per ora la patente di banca (come vorrebbero francesi e italiani), ma gode di un importante vantaggio: è un creditore privilegiato. Insomma, in caso di fallimento della Spagna, o di altri interventi straordinari (allungamento del debito, parziale default), i crediti dell’Esm, in grande maggioranza prestati dalla Germania, sarebbero i primi a essere rimborsati. I soldi prestati, ad esempio, dalla Cina sollecitata più volte a far credito ai Paesi più a rischio dell’Ue, verranno dopo.

2) In forme diverse, insomma, viene replicato il caso greco. Anche allora l’Unione europea decise di prestare o quattrini ad Atene, ma solo dopo aver salvato dal default i soldi della Bce. Un precedente che ha senz’altro indolito la credibilità dell’area euro nei confronti della comunità internazionale: perché dovremmo fidarci, si chiedono Stati sovrani, investitori istituzionali e speculatori, di un debitore di questo tipo? L’Unione europea, come dimostra la tenuta dell’euro come valuta, resta una potenza economica che può contare, a differenza degli Usa, su un forte surplus commerciale e dispone nel suo complesso di una situazione debitoria sostenibile assai più di quella del Giappone, che continua tranquillamente a foraggiare l’economia di Jbond nonostante un rapporto debito/Pil ben superiore al 200%.



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COMMENTI
22/06/2012 - ERRARE UMANO EST, PERSEVERARE ..... (ANTONIO DE BONIS)

Penso che queste uscite dell'ex premier siano dettate più da un recupero dissennato di consensi elettorali che di da una vera logica politica. Non so chi siano i consiglieri di un simile proclama, ma, anche un bambino sa che se si vuole emergere dal gruppo, deve fare squadra, per dire squadra significa unirsi ed operare tutti insieme, così nel caso dei ragazzi l'unione fa la "gang" nel caso dei popoli europei che, con non poca fatica, cercano di unirsi per formare una sola ed unica nazione, l'EUROPA, Imparate dai giovani imparate e meditate.