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Economia e Finanza

FINANZA/ Così Draghi prova a rompere la "dittatura" delle agenzie di rating

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Sì, ma è un’eventualità che si presenta prevalentemente nei confronti dei privati e non invece degli Stati. Quando un’agenzia di rating valuta un’impresa che lo ha richiesto, con lo scopo di presentarsi sui mercati per emettere proprie obbligazioni, il giudizio è emesso dietro compenso. L’agenzia di rating potrebbe quindi essere interessata a esprimere una valutazione di favore nei confronti del suo cliente. In questo caso, però, il problema è opposto a quello che riguarda gli Stati sovrani, nei cui confronti le agenzie sono accusate di avere abbassato arbitrariamente il rating.

 

Che cosa ne pensa dell’utilizzo del rating da parte di Basilea 2?

 

E’ un altro aspetto che ha ricevuto diverse critiche. La normativa in alcuni casi fissa il livello del requisito di capitale richiesto alle banche in funzione del rating, affidando a queste valutazioni una sorta di valore pubblico. Ma il rating non è altro che una valutazione opinabile espressa da aziende private che hanno scopo di profitto e che fanno di questa attività il proprio business. Certo, sono imprese che hanno interesse a svolgere al meglio tale funzione, anche perché la reputazione è il loro asset più importante. Ciò non toglie che il giudizio resti soggettivo e possa anche essere sbagliato. Il problema sorge nel momento in cui questo giudizio è recepito dalla normativa e posto alla base dei vincoli di vigilanza e patrimoniali. Le agenzie di rating sono le prime ad ammettere di non essere infallibili e a non chiedere un riconoscimento normativo.

 

E’ favorevole al cambiamento delle regole per il rifinanziamento delle banche annunciato dalla Bce?