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FINANZA/ Così Draghi prova a rompere la "dittatura" delle agenzie di rating

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Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

Questo è un altro aspetto delle criticità implicite nel riconoscimento normativo dei giudizi di rating. La Bce, nel rifinanziare le banche, guarda al rating e se la garanzia fornita dalle banche è al di sopra di determinati livelli di rischiosità non concede il rifinanziamento. Questo può avere diverse controindicazioni e vale quindi la pena discutere la proposta dell'Eurotower. Resta il fatto che le agenzie di rating, valutando i debitori, svolgono un lavoro utile alla collettività.

 

Per quale motivo?

 

Se non lo facessero loro, occorrerebbe rinunciare alla valutazione degli Stati o affidarla a un’agenzia di rating pubblica controllata dagli Stati stessi o dall’Ue. Da un lato però chi acquista titoli di Stato ha bisogno di una valutazione su cui basare le sue scelte, e senza quest’ultima verrebbe meno un’indicazione che è pensata per aiutare l’investitore. Se è del tutto sbagliata è meglio non averla, ma se come la storia dimostra tendenzialmente il giudizio è vero, togliere questa informazione può essere solo una scelta negativa. Infine, se un’agenzia controllata dagli Stati valutasse il rating degli Stati stessi, si verrebbe a creare un conflitto d’interessi insanabile.

 

(Pietro Vernizzi)



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