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FINANZA/ Germania, un "autogol" svelato da Der Spiegel

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I tedeschi hanno tratto dei vantaggi enormi dalla moneta unica, perché hanno potuto esportare i loro prodotti a tutti i Paesi periferici dell’eurozona. Con l’euro siamo stati messi tutti sullo stesso piano, e quindi l’Italia ha smesso di essere una minaccia per i tedeschi con le sue svalutazioni competitive. La Germania nel frattempo è riuscita ad attuare le riforme che noi non abbiamo fatto, dimostrando la sua superiorità nei nostri confronti. Ciò le ha permesso di incrementare drasticamente le esportazioni. Ma anche l’Italia ha tratto grandi benefici dall’euro.

Benefici di che tipo?

L’Italia negli ultimi dieci anni ha avuto spread molto più bassi rispetto ai primi anni ’90, ed essendo fortemente indebitata ha goduto di un consistente risparmio sul tasso d’interesse. A differenza dei tedeschi però il nostro Paese non ha fatto granché per sfruttare questo guadagno, e tutto ciò si è tradotto in uno squilibrio consistente, perdurato per una decina d’anni, tra i Paesi più virtuosi e quelli meno. Si è generato cioè un surplus di parte corrente per gli uni e un deficit di parte corrente per gli altri. Le due cose sono interconnesse, la Germania ha un surplus perché Italia, Spagna e Grecia hanno un deficit, e la soluzione quindi non può che essere comune: noi non possiamo ridurre il nostro deficit senza che loro riducano il surplus.

A quale soluzione pensa?

I tedeschi, pur avendo ragione nel sostenere la virtuosità del loro operato, non possono sottrarsi a una soluzione cooperativa della crisi. Se tirano troppo la corda, portando alla dissoluzione dell’euro, finirà che ci perderanno esattamente quanto noi. Ciò che stanno chiedendo i governi Monti e Rajoy non è l’accesso alla carta di credito dei tedeschi, come vogliono fare credere i media del loro Paese. Italia e Spagna vogliono solo avere la possibilità di attuare le riforme, che soprattutto nel nostro Paese sono state molto vigorose, all’interno di un percorso sostenibile. Se noi mettiamo in pratica le riforme con uno spread di 500 punti base, l’unico risultato sarà che tra un anno avremo bisogno di una nuova finanziaria.

 

(Pietro Vernizzi)



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