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GEOFINANZA/ Dalla Spagna i numeri "esplosivi" per l’Europa

Pubblicazione:martedì 26 giugno 2012

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Le perdite previste, infatti, saranno compensate da 98 miliardi di forniture esistenti, le quali però a loro volta dovranno essere compensate da qualcos’altro e se la fuga di capitale prosegue ai ritmi attuali, si avrà soltanto un’accelerazione della sottocapitalizzazione. E ancora, quasi come in un film dei Monty Python, altre amenità: sempre le perdite massime saranno poi calmierate dalla generazione di nuovi profitti per una cifra compresa tra 64 e 68 miliardi di euro, un numero di tutto rispetto per un sistema bancario stretto nel bacio della morte con la situazione sovrana del Paese. Va beh, facciamo finta di crederci lo stesso. Quando però si arriva al punto 3, ovvero il fatto che il settore bancario spagnolo avrebbe un cuscinetto di capitale in eccesso tra i 33 e i 39 miliardi, la risata scatta automatica e fragorosa, ancorché amara. Ma non basta. Facciamoci pure prendere per il naso dai dati che gli spagnoli vogliono rifilarci: con il piano di aiuti di massima messo in campo dall’Ue, unito ai costi di finanziamento del debito sul mercato primario e secondario in aumento, la ratio debito/Pil della Spagna passerà dal 94% del 2013 al 112% del 2015, al netto di un dato di crescita sul triennio che offre miglioramenti solo frazionali. E c’è di più, la Spagna non ha solo un problema legato al settore bancario ma anche sovrano, inestricabilmente unito. I costi di finanziamento statale per i prossimi tre anni sono di 548 miliardi di euro, questo dovendo al tempo stesso stimolare la crescita di fatto senza spesa e mettendo sotto stretto controllo il disfunzionale debito regionale.

È ormai chiaro, poi, che non sarà l’Esm a garantire i fondi al Frob iberico, visto che per quando sarà necessario intervenire il sistema non sarà ancora attivo. Toccherà quindi all’Efsf, situazione che magari da un lato riduce i rischi legati alla seniority, ma, di fatto, attiverà richieste massicce di collaterale in nome della “negative pledge”: e se questa volta, oltre alla Finlandia, sarà Berlino a chiedere interesse di garanzia, sarà un bel guaio. Al netto della parolina magica - “ristrutturazione” -, la quale imporrà ancora una volta che in caso di swap volontario la Bce sarà esclusa, di fatto abbassando di un niente lo stock di debito spagnolo e imponendo perdite solo al settore privato (il quale non è scemo e infatti sta vendendo Bonos come se non ci fosse un domani e sta comprando debito sovrano e regionale sotto legislazione britannica, che viaggia pari passu grazie proprio alla negative pledge), le nazioni dell’Ue sono esposte all’economia spagnola per circa 913 miliardi di euro, una cifra capace da sola di darci l’idea di quale impatto avrebbe un default spagnolo. Alla luce di tutto questo, stamattina il Tesoro iberico emetterà titoli di Stato a tre e a sei mesi per un importo massimo di tre miliardi di euro. Auguroni.


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