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GEOFINANZA/ Dalla Spagna i numeri "esplosivi" per l’Europa

Pubblicazione:martedì 26 giugno 2012

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Con comodo, per carità! Con questo caldo - e in Spagna forse sarà anche peggio che qui - fare le cose di corsa, affannarsi, può risultare letale al metabolismo, portare scompensi e colpi di calore. Sarà per questo che «la Spagna fornirà in tempo per il prossimo Eurogruppo, il 9 luglio, una stima sull’ordine di grandezza degli aiuti che intende chiedere ai partner dell’area valutaria per soccorrere le sue banche». Lo ha riferito il sottosegretario di Stato all’Economia, Fernando Jimenez Latorre, dopo che ieri Madrid ha formalizzato la richiesta di aiuti senza darne un ammontare preciso, così un tanto al chilo.

La Commissione europea, che ha accolto favorevolmente la richiesta di aiuti, ha avvertito che le stime sulle necessità di ricapitalizzazione sfornate la scorsa settimana da due società di consulenza ingaggiate dalla Spagna sono solo «una buona base di partenza» e che ora bisognerà procedere rapidamente a una valutazione congiunta e che la questione dovrebbe chiudersi in qualche settimana. «Gli ordini di grandezza, niente più, saranno conosciuti in tempo per l’Eurogruppo», ha affermato Latorre. Le consulenze esterne avevano quantificato tra 52 e 62 miliardi di euro, in caso di scenari pessimistici, le necessità di ricapitalizzazione delle banche spagnole. Come ricorderete, precedentemente l’Eurogruppo tra ministri delle Finanze aveva ipotizzato un intervento di sostegno che avrebbe potuto raggiungere 100 miliardi di euro, incluso un margine di sicurezza.

Va beh, dai, a parte la propensione tutta iberica alla siesta, ai tempi dilatati e all’indolenza (sembra la descrizione di un dipendente statale o ministeriale medio italiano, a dire il vero), sembra che si arrivi a una conclusione. Peccato che potrebbe non essere quella sperata e che potrebbe cambiare di molto e da subito il volto del 1247mo vertice salva-euro che si aprirà giovedì a Bruxelles. Il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, infatti, confermando ieri mattina di aver ricevuto dalla Spagna la richiesta di assistenza finanziaria, ha ricordato che ora l’Eurogruppo darà mandato alla Commissione Ue di negoziare, lavorando insieme alla Bce e all’Eba, le condizioni che dovranno essere rispettate dal sistema finanziario spagnolo a fronte della concessione degli aiuti: «Condizioni che includeranno piani di ristrutturazione definiti nel rispetto delle regole Ue sugli aiuti di Stato».

Avete letto bene, piani di ristrutturazione. Suona molto greco come epilogo, sarà per questo che ieri mattina Moody’s ha reso noto che taglierà i rating di tutte le banche spagnole, dopo aver già abbassato quello sul debito sovrano da “A3” a “BAA3” (nel frattempo Fitch ha declassato il rating di Cipro a livello di “spazzatura”, tanto per non andare giù di allenamento). Ahi ahi, qui qualcuno si brucia le dita. Partiamo da qualche dato. Per l’analisi del think tank OpenEurope, da qui alla metà del 2015, la Spagna avrà necessità di rifinanziamento per 547,5 miliardi di euro, pari alla metà del suo Pil e alla maggior parte del suo debito: altro che i 100 miliardi messi a disposizione dell’Ue per puntellare il sistema bancario.

Inoltre, al netto del fatto che la Spagna sta già soppesando la possibilità di imporre perdite ai detentori di debito bancario junior, ciò che non vi è stato detto è che la favoletta dei 62 miliardi di necessità di ricapitalizzazione per le banche spagnole è stata di fatto sbugiardata dalla stessa persona che l’ha venduta al mondo, ovvero quell’Oliver Wyman che ha condotto lo stress test. Guardate questo grafico. Spiega come per lo stesso estensore dell’analisi, le perdite attese per le banche spagnole in caso di scenario peggiore vanno dai 253 ai 274 miliardi di euro e che i 51-62 miliardi di deficit di capitale nello scenario della simulazione portano con sé qualche farsesca implicazione.

 


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