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FINANZA/ Quegli eurobond che la Merkel non può rifiutare

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Angela Merkel (Infophoto)  Angela Merkel (Infophoto)

A proposito di numeri, a questo punto può essere utile metterli nero su bianco. Secondo dati Eurostat del dicembre 2011, il debito pubblico dei 27 paesi membri è pari a 10mila miliardi di euro, un numero astronomico che però è sotto i livelli di guardia: lo stock di titoli equivale all’82,5% del Pil. Resta il problema politico: temporeggiare tra vertici plenari e girandole di dichiarazioni non è più possibile. E per quanto si abbia paura a toccare i trattati, le uniche proposte credibili su numeri di questo livello sono proposte strutturali.

Inutile girarci ancora in tondo, la proposta strutturale capace di dare la carica ai mercati ha un nome: eurobond. Con due precisazioni. Primo: consolidare in un solo stock 10mila miliardi di euro è fantascienza, perché ciò che non funziona per Spagna, Grecia e Irlanda da sole non funzionerà per gli stessi paesi una volta riuniti in un unico blocco. In altre parole, l’ipotesi che Berlino si accolli il debito di questi paesi senza prima controllarne la capacità di spesa (e quindi limitarne la sovranità) non può essere presa in considerazione. Seconda premessa: come altri contributi su Il Sussidiario hanno sottolineato, i paesi europei hanno raggiunto risultati impensabili quando hanno avuto il coraggio - e l’umiltà - di avanzare per piccoli passi, districandosi tra interessi spesso divergenti grazie alla disponibilità a compromessi realistici. In questo caso si tratta di mediare tra le preoccupazioni legittime di Berlino e le altrettanto legittime richieste dei paesi in difficoltà. Come?

Un’idea che circola con crescente interesse è la proposta di eurobond finalizzati a investimenti per la crescita (infrastrutture, ad esempio). La soluzione non è nuova, ma a oggi Berlino oppone ancora resistenza (come si è visto puntualmente lunedì). Per sbloccare l’impasse, l’eurobond potrebbe essere emesso dalla Commissione europea con notevoli vantaggi. Chi oggi si oppone, avrebbe la garanzia che i volumi di debito sarebbero vincolati alla crescita e limitati nel volume: il budget della Commissione europea, infatti, corrisponde all’1% del Pil europeo e non è destinato alla spesa dei paesi membri. Dall’altra parte, i favorevoli alla proposta potrebbero presentare sui mercati il tanto ambito eurobond con effetti benefici sulla crescita dell’eurozona e di conseguenza sui tassi di interesse dei paesi in difficoltà.

Anche chi ha timori sull’equità degli utilizzi riconoscerà che i progetti della CE si ripartiscono con efficacia su tutto il territorio dell’Unione, mentre a quanti sollevano perplessità sulla capacità di esecuzione si può segnalare che la Banca europea degli investimenti ha le competenze per effettuare operazioni di finanziamento progetti e per statuto può anche partecipare con garanzie fino al 20% del debito erogato. Sempre a proposito di garanzie, vale la pena ricordare che già oggi le passività della CE sono garantite in solido dai paesi membri, rendendo la Commissione un ottimo prenditore di credito.

Resta l’ultimo punto cruciale, per il quale nessuna soluzione tecnica sarà mai sufficiente. Domani comincerà un importante vertice europeo. Meglio delle solite foto di gruppo e delle vaghe dichiarazioni in pompa magna, una prima bozza di eurobond dimostrerà che l’agenda politica europea non è dettata dalle agenzie di rating, né dagli umori dello spread.



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COMMENTI
27/06/2012 - Con i miei occhi vedo. (claudia mazzola)

Intanto che i gentili capi fanno le loro riunioni, qui al caldo c'è la gente che va a raccattare nei cassonetti dello sporco. C'è chi rifiuta e chi poveretto no!