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Economia e Finanza

SCUDO ANTI-SPREAD/ Ecco perché la Germania continuerà a dire no

Secondo i tedeschi – spiega EMILIO COLOMBO – il progetto taglia-spread renderebbe i Paesi poco virtuosi ancora più irresponsabili rispetto alla messa in sicurezza dei propri bilanci

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Lo scudo anti-spread proposto da Monti al vertice di venerdì scorso tra Germania, Francia, Spagna e Italia, sembrava, ormai, naufragato in alto mare. L’idea consisteva nel conferire alla Bce o ai Fondi salva stati la possibilità di acquisire illimitatamente obbligazioni sui mercati secondari laddove gli spread degli Stati interessati fossero schizzati oltre una certa soglia d’allarme. Ma non se ne era fatto nulla per il veto della Germania. Da allora, tuttavia, ha iniziato a farsi strada un’ipotesi, emersa dopo che è stata data la notizia di un incontro tra i ministri delle Finanza dei 4 Paesi, che sarebbe dovuto rimanere segreto. In pratica, è ormai convinzione comune che il vertice europeo che si aprirà domani produrrà ben poco. Si discuterà della futura governance europea. Cosa che non si cambia da un giorno all’altro. Nel frattempo, gli Stati non potranno sopportare a lungo gli oneri finanziari derivanti da spread così elevati. Pare, quindi, che durante l’incontro la Germania abbia mostrato una minima apertura. Anche se il portavoce del Commissario europeo, Olli Rhen, sembra aver Si tratterebbe, in ogni caso, della strada giusta da percorrere? Ilsussidiario.net lo ha chiesto a Emilio Colombo, docente di Economia internazionale nell’Università Bicocca di Milano. «Occorrono, effettivamente, misure che consentano all’Italia, ma anche alla Spagna, di contenere lo spread. Qualunque provvedimento che riesca nell’impresa è il benvenuto. E dovrà essere individuato nel breve periodo. Per molti paesi, infatti, finanziarsi a questi tassi per ancora lunghi periodi non sarà più sostenibile». Dal vertice di domani non ci potremmo aspettare granché. «Neanch’io credo che in quel contesto saranno assunte decisioni clamorose. La storia degli ultimi vertici europei, infatti, ci mostra che, in realtà, non si è mai giunti a conclusioni sostanziali. Si tratta di contesti in cui si tenta di raggiungere la convergenza a piccoli passi. C’è da attendersi, quindi, che al limite sarà espressa una tendenza».

Un nulla di fatto non sarebbe fatale, ma, in ogni caso, molto pericoloso. «L’Italia, se il vertice produrrà poco o niente, non fallirà di certo il giorno dopo. Si troverà, tuttavia, costretta non si sa per quanto tempo a continuare a sborsare cifre insostenibile per ripagare i propri interessi». Il che, ci getterebbe in una situazione paradossale: «I tassi, se rimangano invariati o se, addirittura, cresceranno, inficeranno la manovre di aggiustamento che stiamo cercando di fare in questi mesi. Tutti i nostri sacrifici di adesso saranno vanificati dai rendimenti altissimi. Per questo, avrebbe senso che i paesi in difficoltà che stanno dimostrando di darsi da fare per effettuare gli interventi richiesti per mettersi in sicurezza, come il nostro, fossero messi nelle condizioni di poterlo fare a tassi accettabili. Avendo approvato quelle manovre che ci consentiranno di raggiungere il pareggio di bilancio in poco tempo dovremmo essere ripagati con alcune concessioni». Secondo Colombo, tra le ipotesi suggerite, quella relativa alla Bce sarebbe quella immediatamente più percorribile. «E’ attrezzata per affrontare la questione, dispone di flessibilità e autonomia e parla con una sola voce, quella di Mario Draghi, che vanta stima e autorevolezza. Rispetto al Fondo salva stati, invece, laddove dovesse disporre di risorse insufficienti, occorrerebbe rinegoziarne la potenza di fuoco con una trattativa politica che difficilmente potrebbe essere condotta in tempi rapidi». Colombo è meno ottimista sulla reale presa di posizione della Germania.