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FINANZA/ Così i "poteri forti" preparano il dopo Monti

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Mario Monti (Infophoto)  Mario Monti (Infophoto)

Immagino che molti di voi lettori si aspettassero che questo articolo fosse dedicato al vertice apertosi ieri a Bruxelles per salvare l’euro. Ne parleremo martedì, invece. Non perché l’argomento non sia interessante, ma perché sento e leggo, da qualche tempo, cose che mi fanno fare strani pensieri e temere che, a vent’anni di distanza, un nuovo 1992 sia alle porte. Spero che tutti voi abbiate letto il bell’editoriale di Massimo Mucchetti pubblicato ieri da Il Corriere della Sera, davvero interessante. Parlava del blitz del fondo Pamplona nell’azionariato di Unicredit e dell’opzione di acquisto che Deutsche Bank ha su quel pacchetto del 5%: il ragionamento di fondo era chiaro, i mercati sono aperti e quindi è inutile tentare arroccamenti autarchici, ma attenzione a non svendere i gioielli di famiglia. O, peggio, a fare in modo che questi vengano acquisiti attraverso i meccanismi opachi e dietro le quinte dei processi finanziari. Sacrosanto, ma quando articoli simili, supportati da una firma di peso come quella di Massimo Mucchetti, compaiono in giorni come quelli che stiamo vivendo sulla prima pagina del quotidiano da molti ritenuto ancora la voce dei poteri forti e dei salotti che contano, l’effetto messaggio in codice è assicurato.

D’altronde, come non sentir risuonare nelle orecchie, dopo aver letto l’editoriale di Mucchetti, le parole pronunciate lo scorso 7 giugno proprio da Mario Monti, in un messaggio in videoconferenza durante il congresso nazionale dell’Acri: «Il mio governo e io abbiamo sicuramente perso in questi ultimi tempi l’appoggio, che gli osservatori ci attribuivano, dei poteri forti. L’esecutivo al momento, non incontra i favori di un grande quotidiano che è espressione autorevole dei poteri forti e presso Confindustria». Altro messaggio chiaro, questa volta molto esplicito. D’altronde, la “guerra” tra il quotidiano di via Solferino e il governo tecnico non nasce oggi, ma affonda le sue radici nelle staffilate continue che una delle sue firme di punta, l’economista Francesco Giavazzi, ha riservato senza tanti fronzoli all’esecutivo e alle sue scelte, non ultima la “spending review”.

In quello che molti hanno definito un tentativo di silenziare una voce avversa, a maggio Mario Monti ha ingaggiato lo stesso Giavazzi come consulente non retribuito, con il compito di «fornire al presidente del Consiglio e ministro dell’Economia e al ministro dello Sviluppo analisi e raccomandazioni sul tema dei contributi pubblici alle imprese». Tema sensibile, molto sensibile per un ingegnere prestato al giornalismo economico che, oltre a essere stato consulente economico di Massimo D’Alema quando questi era a Palazzo Chigi, ha scritto il saggio “Il liberismo è di sinistra”, nei fatti sdoganando la politica delle privatizzazioni e ammantando di progressismo le politiche liberiste debitamente annacquate da un statalismo da grand commis che tanto piace ai salotti buoni e ai poteri forti italiani, quelli del mercato senza merito, né concorrenza, della privatizzazione degli utili e della socializzazione dei debiti, del monopolio travestito e parcellizzato in mille partecipazioni nelle casseforti del Paese, al fine di controllare tutto senza dare troppo nell’occhio (anche utilizzando, a tal fine, i giornali che si controllano) e potendo massacrare a piacimento l’accentratore unico, Silvio Berlusconi.



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COMMENTI
29/06/2012 - poteri forti (Gianmario Gatti)

molto d'accordo. Però una richiesta: è possibile avere una mappa "didattica" dei poteri forti italiani e non? Mi scuso per la richiesta, grazie Gatti