BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GEOFINANZA/ Bertone: evitata "l’eurocatastrofe"

Pubblicazione:venerdì 29 giugno 2012 - Ultimo aggiornamento:venerdì 29 giugno 2012, 11.41

Infophoto Infophoto

Ahimè, comunque vada a finire la partita di Bruxelles, lunedì non ci sarà alcuna svolta cruciale, né nella direzione auspicata, né in quella temuta: la strada, insomma, resterà in salita, vuoi sul fronte europeo che su quello italiano. Per non parlare di uno scenario globale dove sono maturati gli squilibri che hanno investito la finanza privata e pubblica. E di cui, chissà perché, si parla sempre meno. Quasi che i principali responsabili del disastro non avessero ripreso senza alcun pudore ad aumentarsi gli stipendi e a giocare con i destini degli Stati (vedi vicenda JP Morgan) sul flipper dei megacomputers.

Ma torniamo a bomba. Che può accadere nella due giorni di Bruxelles? Proviamo a indovinare, nella presunzione che il gioco non sia poi così difficile. Al momento, a dire il vero, è stato assai più facile prevedere l’esito dei vertici (finora 18) dei premier europei che non l’esito di una qualsiasi partita degli Europei, anche meno carica di attese di Italia-Germania. Per due motivi. Primo, non si è mai andati, in passato, oltre uno striminzito 0 a 0: tante chiacchiere, molte proposte, obiettivi tanto ambiziosi quanto lontani nel tempo. Pochi quattrini, per lo più prestati dopo il tempo massimo, ai debitori/reprobi. Secondo, l’esito dei vertici è sempre stato anticipato dai discorsi al Bundestag di frau Angela Merkel. Non tanto o solo perché la Germania è il leader incontrastato di questa comunità un po’ acciaccata, quanto perché il controllo che il Parlamento e la Corte Costituzionale esercitano sull’esecutivo è ferreo. Se volete prussiano. E preventivo. Non si può pensare, insomma, che la Cancelliera, dopo aver escluso al Bundestag compromessi sul fronte degli eurobond o di altre forme di mutualità del debito, torni sui suoi passi.

Non tragga in inganno l’apparente apertura di Wolfgang Schaueble. Il ministro delle Finanze ha detto che si potrà parlare in futuro di eurobond (anche Merkel vivente..), ma soltanto se ci sarà uno “zar” europeo a vigilare sui conti pubblici dei paesi dell’euro. Prima di aprire i cordoni della borsa la Germania “dovrà essere pienamente convinta che il progresso verso l’attuazione di un sistema di controllo centralizzato delle politiche di bilancio nazionali sia irreversibile”. Difficile che Parigi, così solerte a sposare la causa dei deboli ora che rischia di far la stessa fine, sia pronta ad accettare “uno zar”.

Niente eurobond, dunque. E niente trattamento speciale per l’Italia, almeno a prima vista. Mario Monti, con non poche ragioni, sostiene la necessità di far intervenire già da lunedì il fondo salva Stati con una missione specificia anti-spread che permetta di raffreddare la febbre su Btp e Bonos. Ce lo meritiamo, è la tesi del premier, per gli sforzi fatti. Altrimenti, se gli alleati ci abbandoneranno al nostro destino nonostante riconoscano che “stiamo facendo i compiti”, si stabilirà un precedente drammatico.

Al contrario, continuano a ripetere i tedeschi: il rischio è proprio quello di stabilire precedenti pericolosi. Avete visto cosa è successo quando i greci hanno chiesto di allungare i tempi della restituzione dei prestiti? Subito Portogallo e Irlanda, per il resto ottimi e obbedienti scolari, hanno chiesto: perché loro sì e noi no? Cosa accadrebbe se noi facessimo scendere in campo il fondo Salva Stati senza che l’Italia chieda, come previsto dai trattati, l’intervento di Fmi e degli ispettori Ue con il ruolo di commissari? Ormai l’elenco dei bocciati (Irlanda, Spagna, Portogallo, Grecia e Cipro) è troppo lungo per fare eccezioni.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >