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IDEE/ Quella "regola del sette" per uscire dalla crisi

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Il movimento della Cooperazione in tutte le sue declinazioni e, in particolare, quello creditizio, di cui fanno parte anche le Banche Popolari, hanno modelli simili, al fine di favorire l’accesso delle famiglie e dei piccoli e medi imprenditori a una serie di servizi o di beni che individualmente sarebbero stati loro preclusi. Lo hanno fatto attraverso la formazione spontanea di aggregazioni, per l’appunto dal basso, che hanno contribuito alla crescita economica e sociale delle rispettive comunità di riferimento.

La nascita delle Banche Popolari nel nostro Paese, nella seconda metà del XIX secolo, rispondeva proprio a queste esigenze, ossia facilitare l’accesso al credito a coloro, piccoli artigiani, agricoltori e famiglie, a cui contrariamente sarebbe stato impossibile sviluppare la propria attività o avviarla. Ciò rappresenta un’applicazione concreta, in ambito bancario, di quelle che sono le teorie della Ostrom sull’utilizzo delle risorse comuni, basata sul coinvolgimento delle persone. Infatti, mediante la loro partecipazione alla vita sociale ed economica locale e al loro status di soci, esercitano un controllo incrociato (peer monitoring) che si traduce in un aumento di responsabilità e di presa di coscienza, consapevoli che l’interesse generale della comunità a cui appartengono è parte integrante e inscindibile di quello di ciascuno.

Questa dinamica seguita ancora oggi dalle Banche Popolari ha permesso di continuare a essere vicini ai propri territori di riferimento e di sostenere il tessuto produttivo nazionale, composto prevalentemente di piccole e medie imprese. La speranza è che gli insegnamenti della Ostrom non passino in silenzio come avvenuto per la notizia della sua scomparsa, ma al contrario siano al più presto ripresi e approfonditi, per individuare possibili linee applicative adeguate e declinate alle specificità dei vari contesti e favorire, così, la diffusione dello spirito dei valori cooperativi.

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