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IDEE/ Quella "regola del sette" per uscire dalla crisi

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Lo scorso 12 giugno è venuta a mancare a noi tutti la professoressa Elinor Ostrom, prima donna a essere insignita del Premio Nobel per le Scienze Economiche nel 2009 insieme a Oliver Williamson per il contributo fornito con i suoi studi sulla governance delle risorse comuni. Salvo rare eccezioni, la notizia ha trovato poca eco sui mezzi d’informazione, situazione alquanto singolare se si pensa a quanto le idee che la professoressa Ostrom ha contribuito a diffondere risultino attuali nell’odierno contesto di crisi dell’economia e la necessità di trovare soluzioni diverse da quelle del passato che prevedevano una contrapposizione dicotomica tra gestione pubblica dei beni e gestione esclusivamente privata dettata da una migliore efficienza del mercato.

L’Associazione fra le Banche Popolari ha avuto il privilegio di avere ospite la professoressa Ostrom nel giugno dello scorso anno a un convegno promosso con il Centro Studi Federico Caffè dal titolo “Cooperating for the public good: self governance, polycentricity and the commons”. Nell’incontro, la professoressa Ostrom ha sottolineato come le difficoltà a cooperare nell’uso delle risorse comuni, esplicitato a livello teorico dal famoso “dilemma del prigioniero”, possano essere superate una volta che le persone risultano in grado di comunicare tra loro e di esercitare un controllo incrociato ciascuno sull’altro, garantendo così la piena sostenibilità nel lungo periodo della risorsa o del bene che si vuole utilizzare.

La Ostrom in quell’occasione ha ribadito come sia necessario avere un insieme di regole per una gestione efficiente delle risorse comuni e come queste norme debbano funzionare insieme. Importante in questa circostanza non deve essere tanto l’aspetto sanzionatorio, che pure deve essere presente, quanto la possibilità di comunicare e di riconoscersi in regole che periodicamente vanno riviste e ridiscusse nell’ottica di una rinnovata condivisione dinamica.

Per la professoressa Ostrom, l’ottica con cui le decisioni che vengono prese da una comunità per l’uso di quello che definisce un bene comune di tutti (common pool resources) e la sua sostenibilità nel lungo periodo, dovrebbe essere tale da risultare in sintonia con la regola delle sette generazioni, introdotta dalle popolazioni indigene che si trovavano negli Stati Uniti prima che arrivassero gli europei. In pratica, secondo questa regola, ogni decisione importante che poteva avere conseguenze sulla collettività doveva tenere conto di quelle che potevano essere le possibili conseguenze fino alla settima generazione futura, una regola che se ancora oggi fosse applicata garantirebbe sicuramente una gestione migliore delle risorse, con uno sguardo sul futuro anziché sul breve termine.

Tutto ciò richiede di costruire un sistema nel quale la fiducia deve partire dal basso verso l’alto, una struttura nella quale coesistono unità piccole e medie all’interno di un contesto più ampio.



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