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DIETRO LE QUINTE/ Generali e quel report "sospetto" di JP Morgan

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Certo, la situazione assicurativa è meno grave di quella bancaria, visto che stando a informazioni elaborate da Barclays Capital, il settore deteneva lo scorso anno 24,1 miliardi di euro di securities governative greche contro i 47,8 miliardi in carico al settore bancario. Inoltre, è la struttura stessa a rendere le assicurazioni più in grado di reggere a repentini cali nei loro portafogli d’investimento: le banche, infatti, vivono e muoiono in base alla legge del rapido accesso al finanziamento liquido - leggi i depositi dei clienti -, fonte che può evaporare se l’istituto promana verso il pubblico l’idea di essere in difficoltà. Le assicurazioni, invece, godono di un flusso di finanziamento più solido, garantito dai pagamenti regolari dei detentori di polizze.

Nonostante questo, lo scorso luglio successe qualcosa di strano. Dopo aver abbassato il target price da 18 a 16 euro e confermato il rating “neutral”, JP Morgan è tornò a interessarsi di Assicurazioni Generali in un report a cura di Andreas de Groot van Embden e lo fece mettendo in luce debolezze e potenzialità della società definita «il miglior procuratore per il contagio», essendo «uno dei titoli più sensibili sia per la crisi del debito sovrano, sia per le implicazioni per il settore finanziario attraverso tutti i suoi portafogli d’investimento, governativo, corporate e di equity. L’esposizione sovrana di Generali è principalmente concentrata in Europa con l’Italia che pesa per la percentuale maggiore».

Insomma, nel mare magnum di compagnie assicurative ben più inguaiate del Leone, JP Morgan “fece il tagliando” al principale gruppo assicurativo italiano, a partire dalla ratio di leva 26:1 che caratterizzava il suo stato patrimoniale, con 10 miliardi di euro di capitale tangibile (esclusi i 10,7 miliardi di assets intangibili) e un’esposizione obbligazionaria in area euro pari a 262 miliardi di euro. Per la banca d’affari, insomma, Generali rappresentava nulla più e nulla meno che una scommessa al contrario rispetto alla solidità percepita del Paese, visto l’andamento discrasico tra price performance del titolo e valore del cds sul default italiano di un’emissione in dollari a 5 anni, ossia un Btp quinquennale: come sale il rischio Paese, scende il titolo Generali.

Per JP Morgan, «un ammortamento sull’esposizione al debito greco in linea con gli attuali indici non avrà alcun incremento nell’impatto sulla ratio di solvibilità del gruppo visto che il debito è già incluso a market value», ma, perché c’è sempre un ma, «ulteriori scossoni nel valore del debito sovrano, in particolare italiano e spagnolo, continueranno ad avere effetti sul Tnav (attualmente l’esposizione netta e lorda pesa per il 14%) e la solvibilità fino a quando la situazione non si stabilizzi». Insomma, l’essenza del messaggio che JP Morgan parve voler lanciare attraverso il suo report era questa: chiunque voglia scommettere sul contagio che si sta sviluppando e sul risveglio del vigilantismo obbligazionario, sia attraverso l’equity che i cds, trova in Generali il procuratore migliore, visto che finché il debito sovrano sarà il driver dei mercati, il titolo del Leone sarà un indicatore/anticipatore di tendenza.