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Economia e Finanza

DIETRO LE QUINTE/ Generali e quel report "sospetto" di JP Morgan

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Perché nessuno nel luglio dello scorso anno, optò per un golpe come quello consumato lo scorso weekend? Perché nessuno, lancia in resta, prese il report di JP Morgan e lo tramutò nella pietra tombale dell’epoca Perissinotto? Forse perché, nello stesso periodo in cui venne emesso il report-sentenza, il titolo del Leone restò tra i meno attivi in ambito italiano sulle dark pools, visto che gli operatori ottenevano prezzi identici sia sugli otc che sui circuiti come Borsa Italiana: la debolezza del titolo non era una questione di guida o governance, ma di situazione macro e, comunque, teneva meglio di altre blue chips italiane nelle “piscine oscure” dei biscazzieri di Londra o Wall Street. Certo, non tutti gli operatori, come ad esempio chi lavora sui cfd, prova prima il dark e se non trova il prezzo migliore si rivolge al mercato principale: i grandi players giocano solo al buio, dove immetti un ordine e vedi se questo viene eseguito senza farlo vedere agli altri, sapendo bene dove scommettere. I numeri, però, erano e restano quelli.

Al netto di queste considerazioni, mi chiedo: non sarà che quella consumata in Generali sia stata l’ennesima battaglia tutta politica, senza un minimo di costrutto finanziario ed economico, senza un principio realmente di funzionalità e meritocrazia liberista? Il valore del titolo, piaccia o meno, è da sempre legato alla situazione italiana nel suo complesso e anche la politica del “più polizze, meno finanza” vale fino a un certo punto, perché se detenere debito sovrano significa per qualcuno fare finanza spericolata e quindi basta per ottenere teste sui ceppi, allora chiudiamo e nazionalizziamo tutte le società di assicurazione e anche tutte le banche italiane e spagnole. Allianz e Groupama non fanno forse finanza, visto che lo scorso novembre il gigante assicurativo tedesco arrivò persino a proporre un proprio piano alla Bce per convertire il fondo Efsf in una polizza assicurativa sulla prima perdita e un mese dopo si è visto degradare il rating da Moody’s e il cds andare alle stelle? Forse anche per loro c’era un problema di troppa finanza e poche polizze, che ne dite?

Non sarà che, come pensano in molti, la fucilazione-lampo di Perissinotto sia stata soltanto una mossa strategica del socio forte del Leone, Mediobanca, per riguadagnare prestigio e, soprattutto, blindare l’operazione FonSai-Unipol, nella quale è in ballo più di 1 miliardo di crediti concessi alle società del socio Ligresti? Non sarà che, vendetta chiama vendetta, se Mediobanca perderà la partita del nuovo polo assicurativo, potrebbe riaffacciarsi Matteo Arpe insieme alla Palladio di Meneguzzo, sancendo di fatto la fine del duo Nagel-Pagliaro? Dubbi, per carità. Forse illazioni da tipico malpensare italico, ma forse il motto andrebbe aggiornato in “più polizze, meno politica”, visto che a occhio e croce quanto accaduto in Generali altro non è che l’ennesimo scontro tra poteri forti (o salotti buoni, decidete voi) e non certo un cambio strategico per il bene della cassaforte d’Italia e la sua mission.

 

P.S. Dicevamo grande entusiasmo sui mercati riguardo il fantomatico piano di salvataggio. Meno ottimismo circolava invece ieri in Portogallo, dove sono state salvate e quindi nazionalizzate tre banche - Bcp, Bpi e la già a controllo statale Cgd - con 6,65 miliardi di euro di denaro pubblico. E anche dalla Spagna arrivano segnali piuttosto contrastanti, visto che il governo di Madrid - per bocca del vice-premier, Soraya Saenz de Santamaria - ha diffuso una nota nella quale sottolineava come anche il governo statunitense fosse favorevole alla proposta iberica di prestiti dal fondo europeo di emergenza per le banche madrilene. Si scomoda Obama per tacciare la Merkel? Sempre più unita questa Europa!

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