BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ Obama bacchetta l’Ue, ma cos’hanno fatto le sue banche?

Barack Obama (Infophoto)Barack Obama (Infophoto)

La responsabilità principale del presidente è che, pur avendo fatto la voce grossa, ha salvato le banche americane senza porre alcuna condizione. Il salvataggio era invece un’occasione fondamentale per mettere in atto una riforma molto seria del sistema. Obama non ha rimosso le cause principali della crisi finanziaria, attuando una separazione tra le banche commerciali e quelle d’affari, come prescrive la cosiddetta Volcker rule. Occorreva inoltre una regolamentazione del sistema bancario ombra e controlli molto seri sui derivati. La Casa bianca non ha fatto nulla di tutto ciò e dopo la crisi il settore si è ulteriormente concentrato nelle mani di pochi. I fattori di squilibrio sono ancora tutti presenti e il rischio di una nuova crisi finanziaria è sempre molto forte.

 

L’impegno di Obama per rafforzare la coesione europea è stato positivo?

 

Sì, in quanto si esce dalla crisi dell’euro solo con un passo avanti verso l’unità fiscale e una regolamentazione bancaria comune a livello europeo. Occorre muoversi verso l’Europa federale, e a questo punto Obama si rende conto che la crisi dell’euro porterebbe a delle ripercussioni forti anche negli Usa. Sollecita quindi un passo in avanti da parte dell’Ue, e in questo Obama è totalmente condivisibile.

 

Secondo gli Usa la crisi è stata originata dall’instabilità politica dell’Ue …

 

La crisi finanziaria globale è nata dai mutui subprime americani, che hanno fatto sì che siano stati spesi più di 10 trilioni di dollari per salvare le banche. Questo ha portato a un forte aumento dei debiti pubblici in tutto il mondo, soprattutto negli Usa, Gran Bretagna e Irlanda. La recessione poi ha ulteriormente peggiorato il rapporto debito/Pil dei vari Stati. E’ dagli Usa quindi che è nato il primo shock che poi si è propagato anche in Europa. Una volta trasformatasi in una crisi dei debiti pubblici, ha coinvolto l’euro mettendo in evidenza quelle debolezze ed eterogeneità tra Paesi che non potevano essere sanate da una politica fiscale comune di cui c’è bisogno oggi, e che speriamo l’urgenza della situazione possa fare scattare.

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.