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GEOFINANZA/ I numeri che mandano a picco la Cina

Pubblicazione:martedì 5 giugno 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 5 giugno 2012, 9.11

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“Cavalcare la tigre” è un’espressione cinese che ha ispirato più di un pensatore occidentale. È il titolo, ad esempio, di alcune meditazioni che il filosofo Julius Evola affidò alle stampe nel 1961. Il proverbio intero recita: “Qi hu nan xia”, per chi cavalca la tigre, il difficile è smontare. Recentemente, la metafora della tigre è balzata agli onori delle cronache quando Peter Coy, analista Bloomberg, ha utilizzato questa e altre immagini poco edificanti in apertura di un’inchiesta dedicata alla crisi cinese. Perché, nonostante le fonti ufficiali parlino di “rallentamento della crescita” e “crescita sostenibile”, di vera e propria crisi si tratta. E il difficile, per la dirigenza cinese che da decenni cavalca il boom del Dragone, adesso sarà scendere.

Perché sia lecito parlare di crisi, lo rivela un piccolo numero. È il dato di inflazione pubblicato alcune settimane fa e giudicato da molti osservatori indipendenti come attendibile. A fine aprile l’indice dei prezzi al consumo si è fermato al 3,4% su base annua, per la prima volta in linea con l’obiettivo governativo di contenere l’inflazione sotto il tetto del 4%. Eppure dalle parti di Pechino nessuno ha festeggiato: anzi, si direbbe che la linea del rigore abbia proiettato sull’economia cinese inquietanti scenari ellenici.

Il numero di suicidi tra gli imprenditori nella città di Wenzhou ha raggiunto livelli tali da spingere il premier cinese Wen Jiabao a una visita di controllo in veste ufficiale. Da qui il primo ministro ha annunciato un piano per facilitare il credito alle imprese e rilanciare la crescita dell’economia locale. Come? Nuovi finanziamenti dedicati esclusivamente alle Pmi e licenza ai privati di scambiare azioni non quotate. Ma la parte più interessante del piano arriva leggendo le motivazioni all’origine dell’apertura. Riprendendo un’analisi pubblicata dalla sede di Wenzhou della banca centrale cinese, il programma dichiara che in un contesto di crisi globale né l’export verso l’Europa, né la domanda interna riescono a sostenere l’enorme produzione locale. E, secondo un’analisi di China Merchants Securities, “quello a cui assistiamo a Wenzhou, non è un caso isolato”. Le notizie pubblicate alcuni giorni fa dalla banca centrale cinese confermano questa dichiarazione: gli investimenti industriali a medio-termine sono scesi del 46% su base annuale, mentre il numero di crediti in sofferenza è cresciuto di un terzo dall’inizio del 2012.


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