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BTP ITALIA/ L’esperto: vi spiego perché i mercati temono di restare con “carta straccia”

Pubblicazione:mercoledì 6 giugno 2012

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BTP ITALIA - SALE IL RENDIMENTO, MA CALANO GLI ACQUISTI Una disfatta. O quasi. Salvo imprevisti, l’asta di Btp Italia 2, che si chiuderà domani, avrà assunto l’aspetto, al termine, di una landa desolata. I numeri parlano chiaro. Nella prima giornata, infatti, sono stati prenotati titoli per un controvalore di 218 milioni di euro. In quella precedente, di marzo, erano stati collocati 1,56 miliardi per raggiungere, alla fine, quota 7,29. Eppure, il tasso cedolare minimo iniziale della prima emissione era stato fissato al 2,25% per, poi, essere ritoccato al rialzo al 2,45%; l’emissione attuale, invece, viaggia al 3,55% e potrebbe essere rialzata in corso d’opera. Tradotto: questa vota, i rendimenti sono decisamene più appetibili. E allora, cos’è andato storto tra una vendita e l’altra? Alessandro Spataro, esperto di trading e mercati finanziari, lo spiega a ilSussidiario.net. «Negli ultimi mesi la Bce ha finanziato le banche acquistando titoli sui mercati finanziari secondari. Gli istituti di credito, a loro volta, hanno comprato titoli di Stato per salvaguardare i debiti sovrani. Le aspettative, tuttavia, questa volta sono decisamente ridotte. Non si prevede, in sostanza, che il governatore della Banca Centrale Europea tirerà alcun coniglio fuori dal cilindro». Gli occhi sono puntati anche sulla politica. «Si guarda con apprensione, inoltre, a quanto emergerà dal G7. Tuttavia, le ansie maggiori sono legate a quanto accadrà in Grecia. Dopo le elezioni si capirà se, effettivamente, uscirà o meno dall’euro. Se l’ipotesi di verificasse, paesi come Spagna e Italia, si troverebbero a loro volta in difficoltà per effetto di una sorta contagio». Ebbene: «In questo momento, i mercati, non sapendo cosa accadrà di preciso, stanno fermi e le aste vanno deserte. Nel dubbio, preferiscono non scommettere sul fatto che Atene non lascerà la divisa unica. Anzi, in realtà, reputano la possibilità del tutto plausibile».

Per quanto ci riguarda, si determinerebbero effetti su più fronti. «Anzitutto, le banche esposte nei confronti della Grecia si troverebbero con in mano titoli che non valgono nulla». E’ noto, in realtà, che le nostre banche, a differenza di quelle di altri Paesi europei, non hanno in cassaforte quantità rilevanti di titoli greci. «E’ pur vero - aggiunge Spataro - che le nostre banche hanno partecipazioni in banche e società di Paesi che, invece, sono particolarmente esposti». In ogni caso, il rischio maggiormente temuto è un altro. 


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