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GEOFINANZA/ Italia, così puoi mettere la Germania "nell’angolino"

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Barack Obama e Angela Merkel (Infophoto)  Barack Obama e Angela Merkel (Infophoto)

Dunque, gli Stati Uniti non riescono più a far da locomotiva all’economia. La speranza che possa essere la Cina è svanita perché la fabbrica mondiale rallenta. Entro certi limiti è un bene per ridurre l’inflazione interna e sgonfiare la bolla immobiliare prima che esploda. Ma l’impatto sulla domanda internazionale è negativo. Dunque, toccherebbe all’Europa prendere in mano la fiaccola, ma in queste condizioni l’Ue è solo una zavorra.

L’allarme di Obama, insomma, è più che giustificato. Il New York Times riportava il lamento delle imprese, soprattutto quelle ad alta tecnologia come Cisco, Dell, NetApp i cui redditi cadono per colpa dell’Europa. Ma dietro non c’è solo l’economia. Anche perché, alla fine gli Usa sono un continente che consuma la maggior parte di quel che produce in casa. Il pericolo, forse ancor più grave, riguarda la sicurezza che per Washington è la questione chiave. Negli equilibri economico-politici di questo decennio, è ormai chiaro che le aree di primaria importanza strategica circondano due mari: il Mediterraneo e il Mar Cinese. Per controllare quest’ultimo, gli Usa fanno affidamento sul Giappone e, sempre più, sulla Corea del Sud e sulle Filippine (senza contare che il Vietnam sta diventando essenziale nel contenimento dell’espansionismo cinese). Per il Mediterraneo, ci vuole l’Europa.

Ebbene, le primavere arabe e la guerra libica hanno dimostrato che gli europei vanno in ordine sparso, tentati dal culto avventuristico per l’azione diretta, come nel caso di Sarkozy, o dal fascino discreto del disimpegno, come nel caso della Germania. La quale sta diventando sempre meno affidabile, non è più nemmeno l’antico baluardo anti-russo (anzi viene risucchiata a est anche a causa della sua sete di gas, che aumenta dopo l’uscita dal nucleare). La stessa Nato, a questo punto, diventa uno strumento zoppo.

Si fa strada negli ambienti della sicurezza l’idea che bisogna tornare a rafforzare i punti strategici nel cuore del Mediterraneo: l’Italia, la Grecia e la Spagna. Guarda caso proprio i tre paesi prostrati dalla crisi e messi alla gogna dalla Germania. Per l’Italia, il potenziamento delle basi militari è già in atto e la decisione di dotare di missili i droni sul territorio italiano è un messaggio chiaro (anche in vista di un eventuale conflitto con l’Iran che nessuno vuole, ma di cui tutti parlano). In Grecia le strutture chiave sono i porti messi nel mirino dai cinesi per ragioni economiche e dai russi per ragioni strategico-militari. Quanto alla Spagna, più appartata rispetto all’arena medio-orientale, è tuttavia essenziale per contenere l’onda sociale e politica nord africana.


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