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GEOFINANZA/ Italia, così puoi mettere la Germania "nell’angolino"

La crisi europea sta assumendo ormai una dimensione geopolitica, che potrebbe anche aiutare i paesi europei in difficoltà, come l’Italia. L’analisi di STEFANO CINGOLANI

Barack Obama e Angela Merkel (Infophoto) Barack Obama e Angela Merkel (Infophoto)

Se oggi la Bce riducesse i tassi di interesse prenderebbe in contropiede il mercato gelando la febbre speculativa che infiamma le borse. Sarebbe davvero salutare, ma i più sostengono che Mario Draghi voglia sparare questa cartuccia solo se non c’è altro da fare. La terrà in serbo nel caso in cui dal vertice Ue a fine mese non esca quel segnale politico forte a difesa dell’euro, senza se e senza e soprattutto “senza limiti”, che ha chiesto a più riprese.

Il presidente della Bce sta lavorando insieme a Barroso e Juncker per presentare al Consiglio europeo una proposta complessiva, il “piano segreto” anticipato nelle sue linee generali dai giornali nei giorni scorsi che poi così segreto non è. Si tratta di rafforzare l’Unione con altri passi avanti in senso federale nelle banche e nella politica fiscale. Come condizione per lasciare alla banca centrale una maggiore libertà, nel creare moneta per rilanciare l’economia e poi nel distruggerla se l’inflazione diventerà una minaccia. In Germania la signora Merkel continua a oscillare tra un estenuante “vorrei ma non posso” e un “potrei ma non voglio”, mentre si profila uno scontro di prima grandezza che rivela la dimensione geopolitica della crisi.

La Casa Bianca è intervenuta per lamentare l’ignavia dei governi europei. Non è la prima volta. Ci sono stati anche confronti diretti con la Cancelliera, ma i toni questa volta sono, se possibile, ancor più duri. “L’Europa è in crisi perché non ha adottato i passi necessari per affrontare le sfide - ha detto Obama venerdì scorso a Chicago -. Di conseguenza tutta l’economia globale si è indebolita”. Lunedì il portavoce Jay Carney è stato ancor più drastico: “I mercati sono scettici sulla possibilità che le misure adottate dall’Eurozona siano sufficienti. Ci aspettiamo ulteriori passi”. Quali passi e perché gli Stati Uniti hanno messo i piedi nel piatto? Cominciamo, una volta tanto, dalla coda.

Si dice che Obama sia preoccupato per la sua rielezione. Il rischio è elevato, Romney si consolida nonostante le previsioni mediatiche (ancora una volta sbagliate) e, senza una solida ripresa, è molto più probabile che gli elettori vogliano un cambiamento comunque. Del resto, questo è il clima che spira in ogni Paese, l’America non è certo immune. La gente comune è convinta che gli Stati Uniti siano ancora in recessione, nonostante il prodotto lordo salga senza interruzione ormai dal 2010. Ma una crescita asfittica per gli standard a stelle e strisce, una disoccupazione che resta elevata, le famiglie che stentano a ridurre i loro debiti, il mercato immobiliare fermo, tutto ciò trasforma le cifre ufficiali in un’illusione statistica.