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FINANZA/ L'intervento di Giuseppe Guzzetti al Congresso dell'Acri

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Giuseppe Guzzetti - Infophoto  Giuseppe Guzzetti - Infophoto

Cioè una grande iniziativa nazionale che proseguisse e consolidasse l’intervento avviato già negli anni precedenti dalle nostre Fondazioni con il cosiddetto Progetto Sud, il quale aveva contribuito a creare diversi distretti culturali nelle regioni del Mezzogiorno d’Italia. Ma sull’importanza della Fondazione con il Sud avrò modo di soffermarmi più avanti.

La mozione finale del Congresso di Bolzano indicava che le Fondazioni devono avere una funzione strategica, ovvero fungere da banchieri d’affari sociali, con il compito e la capacità di scegliere in maniera lungimirante i settori in cui intervenire con le erogazioni, studiando e proponendo iniziative intorno a cui aggregare altri soggetti, pubblici e privati. Spingeva a fare passi in avanti nella governance e nell’organizzazione, rafforzando gli organici, acquisendo un’autonomia operativa più piena, con strutture funzionali e profili professionali più congruenti con le finalità da perseguire.

Il “peccato originale” delle Fondazioni di origine bancaria - istituzioni formalmente private, ma nate per decreto pubblico e, all’inizio, pensate, esclusivamente, per preservare un controllo parapubblico su una parte del sistema creditizio – doveva essere definitivamente superato grazie ai contenuti dell’azione delle nostre Fondazioni, dall’acquisizione di una loro crescente consapevolezza del proprio ruolo di corpi intermedi della società che si muovono, come aveva sancito l’Alta Corte nel 2003, quali “soggetti dell’organizzazione delle libertà sociali”. Per cui negli anni fra il Congresso di Bolzano e quello di Siena del giugno 2009, e poi negli anni successivi fino a oggi, le Fondazioni, e con loro l’Acri, si sono impegnate sempre più a sostanziare di contenuti concreti la propria identità.

La mozione del Congresso di Siena si pose dunque sulla linea del Congresso precedente, approfondendola e ampliandola. Pose l’accento sull’importanza da parte delle Fondazioni di una capacità crescente in termini di trasparenza, rendicontazione, valutazione, anche al fine di arrivare finalmente a sgomberare l’orizzonte da qualsiasi accusa di autoreferenzialità. Molto si è fatto; e qui voglio sottolineare fortemente quel percorso molto concreto, ma poco visibile all’esterno, di acquisizione di consapevolezza che ha poi portato nell’aprile 2012 ad approvare la Carta delle Fondazioni.



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