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FINANZA/ L'intervento di Giuseppe Guzzetti al Congresso dell'Acri

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È una sorta di codice di riferimento volontario, ma vincolante, di cui le Fondazioni di origine bancaria hanno deciso di dotarsi per disporre di un documento guida che consenta loro di adottare scelte coerenti a valori condivisi nel campo della governance e accountability, dell’attività istituzionale, della gestione del patrimonio.

La trasparenza, la pubblicità, l’autorevolezza degli amministratori, l’adozione di best practice, l’ordinato funzionamento degli organi di governo (la cui specializzazione funzionale è volta ad attivare il circuito interno delle responsabilità), assieme alle forme di vigilanza previste dall’ordinamento, rappresentano attributi imprescindibili nell’ambito dei quali l’autonomia viene esercitata. Autonomia che non è discrezionalità e autoreferenzialità, come i nostri poco documentati detrattori vanno dicendo con stucchevole ripetitività. Siamo, infatti, sottoposti a controlli interni (collegi sindacali e società di revisione) e controlli esterni: il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che verifica la legittimità dell’operato delle Fondazioni. Ma, soprattutto, c’è il controllo democratico dei cittadini, degli enti pubblici e di quelli privati, che sui nostri siti possono verificare giorno per giorno, ora per ora (non lo dico retoricamente), le attività e le decisioni delle nostre Fondazioni.

Apro qui una piccola parentesi per dire che dopo le sentenze 300 e 301/2003 della Corte Costituzionale, il rapporto tra l’Autorità di Vigilanza e il sistema delle Fondazioni è stato improntato alla massima collaborazione nel rispetto delle reciproche funzioni e delle reciproche autonomie; ne sono grato all’allora ministro Tremonti, al professor Vittorio Grilli, con il quale si è instaurato un rapporto molto costruttivo, al direttore della Direzione IV Alessandro Rivera. Colgo l’occasione per esprimere al dottor Vincenzo La Via, nuovo direttore generale del Mef, un sentito augurio di buon lavoro.

Tornando alla Carta, riguardo alla governance essa stabilisce l’incompatibilità tra cariche politiche e incarichi nelle Fondazioni, oltre a misure atte a determinare una discontinuità temporale tra incarico politico svolto e nomina all’interno di uno dei loro organi: una discontinuità che dovrà essere osservata sia in entrata sia in uscita.