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FINANZA/ L'intervento di Giuseppe Guzzetti al Congresso dell'Acri

Pubblicazione:giovedì 7 giugno 2012

Giuseppe Guzzetti - Infophoto Giuseppe Guzzetti - Infophoto

Questo consentirà una maggiore possibilità di programmazione, una più tempestiva risposta alle esigenze di intervento, una più omogenea distribuzione dell’impegno tra Fondazioni e una più elevata efficienza gestionale.

Dalla ricognizione dei temi a cui ci dedichiamo anche in sede associativa è evidente che chi pensa alle Fondazioni come a dei poteri forti, invece che soggetti al servizio della collettività, non ha capito nulla di noi e non vuol capire cosa significhi la parola sussidiarietà e che cosa siano i corpi intermedi. È proprio questo dato di autonomia e di terzietà del ruolo svolto dalle Fondazioni che non viene colto da chi ci rivolge le critiche più populiste.

Le Fondazioni di origine bancaria insieme ad altri organismi, sono importanti corpi intermedi della società, ossia strumenti del pluralismo e della democrazia. Sono soggetti che intervengono in iniziative d’interesse per la collettività con un ruolo sussidiario, ovvero aggiuntivo e non sostitutivo, rispetto agli organismi pubblici, cui è deputato il compito di presidiare i bisogni primari del welfare: un compito al quale non possono venir meno.

In questi anni ci siamo molto battuti per coltivare e affermare in Italia la cultura della sussidiarietà. Ed anche la Carta delle Fondazioni con grande forza rivendica questa terzietà delle Fondazioni rispetto allo stato e al mercato, così come lo è e deve essere per tutto il privato sociale. Una terzietà che è importante e che è difesa dalle stesse organizzazioni del non profit, che numerose hanno firmato un manifesto a sostegno delle Fondazioni, presentato a Roma nei giorni scorsi. Con il terzo settore e il volontariato il rapporto è forte e costruttivo. Hanno avuto modo di conoscerci: di verificare quanto di buono e utile per il Paese possiamo fare insieme. E la Fondazione con il Sud ne è solo l’esempio emblematico.

Le attuali difficoltà, ahimè non solo congiunturali, purtroppo alimentano la tentazione intellettuale di assimilare il ruolo delle organizzazioni del volontariato e del terzo settore – e insieme quello delle Fondazioni che ad esse forniscono un sostegno economico essenziale – a una sorta di parastato, culturalmente distante dalle dinamiche e dai processi di tipo privatistico. Con il risultato di snaturare e corrompere il ruolo di tutto il privato sociale.


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